Calvi a Pechino per il Forum Europa-Cina sulla scienza
PAVIA. Un nuovo prestigioso riconoscimento internazionale per Gian Michele Calvi, direttore della Scuola europea di studi avanzati in Riduzione del rischio sismico dell'Istituto Universitario di Studi Superiori e presidente di Eucentre (Centro europeo di formazione e ricerca in ingegneria sismica dell'Università). Calvi è da martedi a Pechino per partecipare, in qualità di esperto della Commissione Europea di Bruxelles, all''EU-China High Level Forum on Science and Technology Strategy", cioè il Forum Cina-Unione Europea sulla strategia per la scienza e la tecnologia. Si firmeranno nuovi accordi.
L'unico altro universitario italiano presente è Adriano De Maio, attuale rettore dell'Università Luis di Roma, appena nominato sottosegretario nella giunta Formigoni e precedentemente rettore del Politecnico di Milano.
A Gian Michele Calvi è stata anche affidata la responsabilità per l'Italia della direzione del Centro di Ankara (Turchia) sulla riduzione del rischio sismico, nell'ambito della Rete euromediterranea di alta formazione e ricerca che sarà costituita.
Al Forum Europa-Cina partecipano ministri e segretari di Stato di vari Paesi dell'Unione. «Il Forum - ha spiegato Calvi alla partenza per la capitale cinese - ha all'ordine del giorno la firma di un accordo sulle strategie per la promozione della scienza e della tecnologia. Nel documento preparatorio, infatti, Cina e Unione Europea concordano che la conoscenza è una meta comune per promuovere la crescita e lo sviluppo sostenibile del mondo. Entrambi devono affrontare le sfide strategiche riguadanti la competitività, il lavoro e la coesione regionale e sociale. Di qui la necessità di investire nell'innovazione, costruendo un'economia basata sulla conoscenza».
«E' uno sforzo titanico - continua Calvi - che richiede l'impegno congiunto del mondo del business, e di Università, istituzioni di ricerca, organizzazioni internazionali e amministrazioni pubbliche di Cina e Unione Europea. E' per questa ragione che al Forum di Pechino sono stati invitati a partecipare non solo i rappresentanti degli organismi e dei rispettivi governi ma anche i dirigenti economico-finanziari e gli studiosi. E l'Italia è in prima fila».
Gli accordi includono un protocollo sui diritti di proprietà intellettuale che disciplina l'esercizio di questi diritti, la proprietà delle opere dell'ingegno, lo sfruttamento dei risultati della ricerca e dell'innovazione, la protezione delle informazioni confidenziali e 'top secret". Cina e Unione Europea si impegnano a riconoscere e tutelare i brevetti e il lavoro scientifico letterario, le invenzioni, le scoperte e i risultati delle ricerche tecnologiche. Un nuovo clima di cooperazione si instaurerà tra la Cina e l'Unione Europea in seguito alla firma dell'accordo di Pechino.
La Cina si è preparata al passo lanciando nel giugno del 2003 il piano di sviluppo a medio e lungo termine per la scienza e la tecnologia. La Commissione Europa, intanto, ad aprile, ha adottato una direttiva dal titolo 'Costruire l'era della conoscenza per lo sviluppo", che fa seguito alla Conferenza di Lisbona e il cui messaggio è chiaro: «Investire nella conoscenza è il modo migliore per promuovere lo sviluppo sostenibile in un'economia globalizzata».
Oggi l'Unione Europea investe soltanto l'1,96% del suo prodotto interno lordo alla ricerca e allo sviluppo, mentre gli Stati Uniti sono al 2,59%, il Giappone al 3,12% e la Corea al 2,9%. Il divario tra Usa ed Europa è di circa 130 miliardi di dollari, l'80% dei quali è da attribuire alla differenza della spesa del settore privato in R&S.
Gli investimenti ritenuti di comune interesse per la cooperazione Europa-Cina sono: la protezione ambientale, le tecnologie dell'informazione, l'alimentazione, l'agricoltura, le biotecnologie, i trasporti, l'urbanizzazione, la salute, le scienze socio-economiche. Su questa base, Pechino 2005 darà l'avvio a politiche comuni, che aprono la strada a investimenti nelle reti high-tech, nell'ambiente, nei trasporti aerei e ferroviari. Saranno facilitati i contatti tra le Università e gli istituti di ricerca, gli scambi di docenti, ricercatori e studenti e l'afflusso di scienziati e studiosi dalla Cina. Tutto questo, si spera, porterà benefici anche alla scienza in Italia. (s. c.)