Analfabeta, senza legale: in cella a 86 anni


NAPOLI. Una cella «confortevole», divisa con 6 detenuti. Per 11 giorni. Ad 86 anni Giuseppe Mango è diventato il nonno delle carceri italiane. Le porte del penitenziario di Poggioreale si sono aperte per lui lo scorso 2 maggio, per la prima volta.
E' stato arrestato davanti all'ufficio postale di San Pietro a Patierno, provincia di Napoli. Aiutante panettiere per una vita e 530 euro di pensione, alla sua età nonno Giuseppe non ha provato nemmeno a capire né a ricordare. «Non gli hanno dato nemmeno il tempo di prendere indumenti puliti», accusano i familiari. La giustizia si è ricordata di averlo condannato a quattro mesi di carcere per contrabbando di sigarette, una piccola macchia che Giuseppe aveva quasi dimenticato. Lo beccarono nel '98 sul treno per Reggio Calabria con 15 stecche. Scattò la denuncia, poi più nulla. Fino all'arresto di 11 giorni fa. Giuseppe non presenta la domanda per la sospensione della pena. Le carte del tribunale non le ha lette perché non sa leggere né scrivere e un avvocato non se lo può permettere. Per lui si apre incredibilmente la porta della cella nel sovraffollato carcere napoletano. Giuseppe, nonno di 16 nipoti e padre di 6 figli di cui 2 scomparsi, a 86 anni ne avrebbe fatto volentieri a meno.
Il nonno, come lo chiamano in carcere, è un uomo piccolo, fragile. Dopo una settimana chiede di andare via: «Qui mi trattano bene, ma sono stanco, per favore mandatemi a casa». Il caso viene segnalato dalla direzione del carcere di Poggioreale il 7 maggio scorso al Tribunale di sorveglianza di Napoli. Che ieri ha emesso un decreto di sospensione della pena. Decreto immediatamente esecutivo. Il provvedimento non è definito d'urgenza perché Mango, nonostante l'età, gode di buona salute; viene trasmesso alla procura di Reggio Calabria, dove si è consumato il processo e la condanna, che sarà chiamata a pronunciarsi ora sulla sospensione. Giuseppe Mango ieri sera alle 20 è tornato a casa, ad aspettarlo davanti al carcere c'erano alcuni familiari, tra cui il figlio Salvatore. Che in lacrime dice: «E' una cosa ridicola e umanamente impensabile, mio padre non ricordava nemmeno il motivo dell'arresto». Una vicenda che, alla luce della scarcerazione di ergastolani come Angelo Izzo, riaccende le polemiche sul grottesco funzionamento della giustizia. In visita ieri a Napoli, il ministro Castelli sul caso aveva allargato le braccia: «Sembra che l'ordinanza sia stata determinata dal fatto che questo signore non ha proposto alcuna domanda di pena alternativa, speriamo che possa essere mandato almeno ai domiciliari».

Ferruccio Fabrizio