Referendum, Casini per l'astensione
MILANO.Si riscalda la polemica sull'astensione al referendum per la procreazione assistita con schieramenti che nei poli sono ormai assolutamente trasversali. Dopo i «tre si e un no» di Fini, il presidente della Camera Casini fa capire che si asterrà dal voto, l'ex premier Amato chiede invece di non costringere Prodi a scendere sul piano della polemica politica e Mastella avverte che l'Udeur potrebbe uscire dall'Unione se ciò avvenisse. Intanto mercoledi prossimo i cento scienziati (da Rita Levi Montalcini a Renato Dulbecco, da Umberto Veronesi a Alberto Piazza, da Carlo Flamigni a Luca Gianaroli) firmatari del documento «Ricerca e Salute» spiegheranno motivi e ragioni della necessità di andare a votare e votare si.
«Non bisogna chiedere ai personaggi noti che cosa voteranno perchè si rischia di rovesciare il senso stesso del referendum, un'occasione in cui la gente deve dire quello che pensa e decidere in autonomia». Giuliano Amato andrà a votare ma non anticiperà come e chiede a Prodi, Rutelli e Berlusconi «non tanto di dire come voteranno ma cosa intenderanno fare dopo il voto». Sulla stessa linea Franco Monaco (Margherita) che vede «nell'ossessiva pressione sui leader politici» il rischio di «buttare tutto nella politica di partito o di schieramento». Va oltre il segretario dei Popolari-Udeur, Clemente Mastella che avverte: «Rifondazione Comunista e alcuni esponenti della sinistra, nel chiedere a Prodi di prendere posizione sui quattro referendum, rischiano di mettere in discussione i presupposti dell'alleanza di centrosinistra. Un conto è il programma di governo; altra cosa è la libertà di decidere su di un tema delicato come quello della vita, che va lasciato alla coscienza dei singoli. Se nell'Unione invece qualcuno pretende di forzare le scelte di Prodi è evidente che l'argomento diventa programmatico e noi non ci stiamo. Prodi è libero di comportarsi come crede ma nessuno lo può obbligare a dire se andrà a votare e come voterà. Altrimenti, per quanto ci riguarda, è rottura: salta l'alleanza». Il Verde Alfonso Pecoraro Scanio dice invece chiaramente «non mi interessa come voterà Prodi, ciò che importa è che vada a votare». Intanto le dichiarazioni di voto non si fermano.
Per Intini (Sdi) votare si significa difendere anche la legge sull'aborto. Marco Rizzo (Pdci) voterà «convintamente» 4 si e ritiene l'astensione «una indicazione che non consente che gli italiani si esprimano davvero». Anche il leader di Rifondazione Fausto Bertinotti, che aveva chiesto a Prodi di pronunciarsi sul voto, ribadisce che quella sulla procreazione assistita «è una legge contro le donne» e che è «poco rispettoso del dialogo il fatto che i sostenitori del no scelgano l'astensione invece del confronto».
Scelta dell'astensione sposata dal presidente della Camera Pierferdinando Casini, anche se non dichiarata esplicitamente, per il quale «non può essere ritenuta un espediente» ma «un pieno diritto dei cittadini». Voterà invece come Fini Fabrizio Cicchitto di Forza Italia che polemizza con la scelta antireferendaria del suo compagno di partito Sandro Bondi. Intanto Daniele Capezzone, segretario dei Radicali italiani, chiede a Pera e Casini di non fare campagna referendaria: «Rappresentano le istituzioni».