Consorzio, Panont lancia la «fase due»
BRONI. «Non ho sposato l'Oltrepo, anche se continuo a credere sul valore assoluto di queste vigne e delle sue aziende..." Carlo Alberto Panont, direttore del Consorzio di Tutela, mostra il segno di settimane a discutere di fascette e piramidi. Fascette, piramidi e altro con una premessa rosso frizzante: «Certe situazioni mi hanno logorato, ma ci sono novità che mi spingono a ragionare ancora di vino».
Direttore. Fascette d'Oltrepo: a che punto siamo?
«Al punto che ad oggi siamo a quota 8 milioni di fascette. Nei prossimi giorni si supererà quota 10 milioni».
Soddisfatto?
«Un bell'inizio. Ma a parlare solo di fascette si rischia di non concentrarsi su cose importanti avvenute in queste ore».
Dica.
«Il problema che vogliamo affrontare è quello di ridurre i costi all'origine per le aziende. Costano le certificazioni camerali e di categoria, costano i reimpianti dei vigneti anche al netto degli incentivi. Costano per i produttori le attività contabili, le verifiche e i controlli...»
Scusi Panont, ma è proprio quello che non viene digerito dai detrattori della fascetta. Aumentano per le aziende i costi all'origine e il Consorzio che fa? Aggiunge ai costi il costo-fascetta...
«Chiariamoci subito le idee su questo punto. Il Consorzio di Tutela dovrebbe comunque rendicontare l'attività di certificazione della Doc al ministero e agli enti locali. La fascetta è essenziale per garantire agli enti preposti e anche e soprattutto al mondo del consumo la sicurezza e la tracciabilità della Doc».
Capito. Ma i costi restano e si aggiungono.
«Mi ha interrotto, finisco il ragionamento. Proprio in questi giorni con le Organizzazioni professionali, la Camera di Commercio, la Provincia ci siamo riuniti per arrivare a uno snellimento della burocrazia e una riduzione dei costi. Vogliamo modificare l'intero sistema del vino. Posso preannunciare che già per la vendemmia 2005 la riduzione dei costi consortili arriverà al 30 per cento. Non escludiamo poi di ottenere incentivi regionali proprio per la fascetta. Sa che dico? Che l'obiettivo è quello di assorbire completamente l'onere fascetta. A quel punto non sarà più un costo, ma un grande vantaggio. Anche perché, lo dico chiaro e tondo, per me l'intero sistema del vino dovrebbe essere Docg».
Docg, giusto quella. Lei appena insediato aveva prospettato in tempi brevi l'arrivo dei contrassegni di Stato perlomeno sullo spumante. Invece sono arrivate le fascette del consorzio. Cosa è cambiato?
«Nulla. Arriverà la Docg sullo spumante e sostituirà la fascetta. Sul resto resteranno le fascette che comunque certificheranno la nostra Doc. Sarà sempre un sistema vino di alto livello qualitativo. Ma certificato e sicuro».
Consorzi e Consorzio. Slowfood lancia l'allarme: arriva la dittatura della quantità. Pesa di più nei voti consortili, chi produce di più. I piccoli produttori sono schiacciati. E' quello che sostiene in Oltrepo il comitato Lasciateci lavorare. Che dice in proposito?
«Dico che non è cosi. Mi rifaccio a una precisa posizione di FederDoc su questo punto. Il voto ponderato ovvero in base alle bottiglie prodotte non è una novità e non è neppure una scelta del Consorzio. Ma è l'interpretazione normativa espressa da una precisa sentenza del Consiglio di Stato»
Va bene. I consorzi però eserciteranno i controlli su chi non è socio. Non c'è il rischio che cosi prevalga la legge e la convenienza del più forte?
«Questo è un punto chiave. Premessa: i Consorzi sono sottoposti a continue verifiche da parte dei servizi ministeriali e regionali. Subito dopo va detto che le verifiche svolte dai Consorzi sono unicamente un parere di conformità. Nel caso sia accertata una non conformità saranno informati gli organismi competenti, Regione, Nas, Camera di commercio Repressione Frodi...»
Direttore, nell'ultima assemblea a Casteggio...
«Vivace».
Certo, chiamiamola vivace, ma è stata sollevata da alcuni produttori in particolare Pierangelo Boatti il nodo della reale rappresentatività del Consorzio. Come risponde?
«Mi attengo ai nostri verbali storici. Anno 1977, la prima assemblea. Tra i soci vengono indicate le Cantine sociali che a loro volta pagano l'iscrizione al Consorzio dei loro soci conferenti. Le cantine rappresentano insomma l'universo dei conferenti a loro volta rappresentativi dei numeri del Consorzio. So che Boatti e altri produttori si sono rivolti al ministero per un chiarimento. Attendiamo anche noi la risposta».
Direttore. Voci cattivelle dicono che dietro alla fascetta ci siano patron privati potenti che avrebbero attratto anche lei nella loro orbita...
«Bene. Rispondo una volta per tutte. Ho alle spalle 15 anni di lavoro nei Consorzi. Metto il mio Dna professionale a disposizione di chi lo vuole esaminare. Scoprirà che ho sempre creduto nell'attività cooperativistica. Scoprirà che ritengo le cantine sociali una ricchezza perché danno forza e voce ai soci, ovvero i piccoli produttori. Ovvero la spina dorsale dell'Oltrepo. Credo in questo. Pronto a discuterne con chiunque. I grandi privati? Se vogliono investire lo facciano. Ma in un contesto trasparente»
Stanco?
«Insomma...certe complicazioni mi hanno reso la vita professionale più difficile. Gli stimoli si sono un poco spenti. Io amo ragionare di vino. Ultimamente non è stato possibile e cosi ti rendi conto che anche se ami una terra come l'Oltrepo non l'hai sposata...».
Che fa lascia?
«Sono cose che ti fanno pensare. Poi però l'altra sera a Riccagioia con 50 produttori sono tornato a parlare di vino. Ossigeno. Ed è spuntata la prospettiva di una doppia piramide..»
Prego? Non bastava una?
«Si è discusso dell'esigenza di dare spazio a tutte le caratterizzazioni dell'Oltrepo. Stiamo parlando di una regione vinicola pesante quanto l'intero Friuli. Potremmo immaginare una piramide per i vini fermi e l'altra per i frizzanti. Ipotesi. Sfide. Si deve crescere con il territorio»
Sfide future, c'è altro?
«Tre su tutte. Primo: arrivare alla Docg su basi di numeri e di certezze. Secondo: realizzare a Cassino in Comune di Broni una sede prestigiosa e d'eccellenza, sarà molto di più di una semplice enoteca. Terzo: costruire un Oltrepo che guardi orgoglioso al mercato globale».