Fiorani cerca un socio forte per l'Opa


MILANO. Un nuovo socio. In grado di mettere sul tavolo molto denaro contante. Per poter lanciare, entro giovedi 19 maggio come deciso dalla Consob, l'Opa in contanti su Antonveneta, il numero uno della Lodi, Gianpiero Fiorani, è alla ricerca di un partner nel mondo finanziario italiano disposto a finanziare l'operazione e a giocare un ruolo, magari temporaneo, di comprimario. La posta in gioco è altissima. Si tratta, infatti, del controllo della banca Antonveneta e della possibilità di creare la Popolare Italiana, il nuovo soggetto bancario che dovrebbe nascere dalla fusione della Lodi con Antonveneta, collocandosi al quarto posto tra le banche italiane.
Per lanciare un'Opa in contanti - come imposto mercoledi dalla Consob che ha accertato un'azione di concerto tra la Lodi e altri soci nell'acquisto di azioni Antonveneta - servono però mezzi freschi di cui Fiorani non dispone. Le risorse necessarie sono almeno di 1,5-2 miliardi di euro per poter lanciare un'Offerta totalitaria al prezzo di 24 euro per azione. Una mossa praticamente obbligata, dal momento che in caso contrario la Lodi vedrebbe congelati i diritti di voto nell'assemblea Antonveneta e Abn Amro potrebbe ribaltare nuovamente la situazione nominando un consiglio d'amministrazione favorevole. Anche se i legali di Fiorani sono pronti a fare ricorso urgente al Tar contro la Consob nell'estremo tentativo di bloccare l'automatismo dell'Opa in contranti.
Tra le tante voci che circolano negli ambienti finanziari figura anche quella del premier e dei suoi più stretti collaboratori e alleati: molti ricordano che Berlusconi è diventato estremamente liquido dopo la cessione della quota Fininvest e che potrebbe, anche indirettamente, sostenere Fiorani in una battaglia dalle implicazioni non solo finanziarie. Gli osservatori hanno infatti trovato molto profetiche le dichiarazioni rilasciate, in un'intervista a Bloomberg Tv, dal n.1 di Mediolanum, Ennio Doris, che si è detto fiducioso sulla possibilità di Fiorani di riuscire a recuperare i soldi di cui necessita per il lancio dell'Opa.
Intanto la trama delle indagini intorno alla battaglia per Antonveneta si infittisce: rispondendo ad un'interrogazione di Mario Lettieri il Tesoro ha confermato che secondo la Consob il concerto risale addirittura al 18 aprile scorso: un elemento che è destinato a pesare sia nelle indagini della magistratura di Roma sia in quella del palazzo di giustizia del capoluogo lombardo. Dopo la procura di Milano, infatti, anche quella di Roma ha aperto un fascicolo d'indagine sulla scalata ad Antonveneta. L'ipotesi investigativa è quella di ostacolo all'attività di Banca d'Italia e Consob. Secondo quanto si è appreso alla procura di Roma, che indaga in base all'articolo 2638 del Codice civile, cioè l'ostacolo ad organismo di vigilanza e false comunicazioni, non interessa agli inquirenti verificare le strategie attuate, bensi se sono state fatte delle false comunicazioni. E' stata data una delega ampia agli investigatori della Guardia di finanza anche se il fascicolo rimane contro ignoti.

Andrea Di Stefano