Il totogiro parla italiano

Chi vince il Giro? E' la domanda che rimbalza, come al solito, dall'ultimo degli addetti al più scafato dei team manager. Un gioco di società? Praticamente: non ci fossero davanti migliaia di chilometri, vi ci si potrebbe anche dedicare con più leggerezza. Ma è vietato sporgersi: attenti alche al minimo segnalino.
Ufficialmente sono in lizza per la vittoria tre nomi su tutti: Cunego, Simoni e Basso. Cunego per primo in virtù della vittoria dello scorso anno, ma ripetersi al Giro significa essere grandi campioni: il ragazzo veronese è bravo, svelto e molto furbo, le salite per lui ci sono, ma resta l'incognita delle crono. Lo scorso anno nelle frazioni tic-tac ha pagato più del lecito, ma tra gli specialisti del contre-la-montre (a parte Gontchar, ma l'età pesa...) non c'era gente con doti di tenuta in salita.
Non c'era, insomma, Ivan Basso, che quest'anno ha deciso di onorare il Giro con la propria presenza. C'era già stato 5 anni fa, vi aveva debuttato ragazzino, ma è al Tour che il varesino ha trovato la giusta dimensione, misurandosi quasi alla pari con quella belva di Armstrong (terzo, il nostro, nel 2004). Ora, se vai forte al Tour, dovresti fare il Giro con una sola gamba. O forse no: è ben diversa, la corsa a tappe italiana, da quella francese. Diversa per ritmi, per tessitura degli attacchi e per orografia della nostra penisola, che ovunque può regalarti una salita spaccagambe. Diversa anche la collocazione temporale: nella corsa rosa, piazzata in avvio di maggio, può succedere davvero di tutto. Il che si traduce in pioggia, neve, caldo improvviso e ancora maltempo. Dunque Basso dovrà interpretare anche tutto questo e lo sa benissimo. Dicono: non sa mollare tutti, non va a prendersi le tappe. Ammesso, chi l'ha detto che bisogna vincere le tappe per vincere il Giro?
Tra i due giovani, mettiamo subito in conto il «vecio» trentino, uno che prima di mollare sputa l'anima. Gilberto Simoni lo scorso anno ha ceduto al compagno di squadra, ma cova vendetta. Sportiva, s'intende, perchè quei due sono di nuovo compagni in Lampre e vanno addirittura a provare le salite del Giro assieme, portandosi appresso Marzano. Ortisei fatta (con lamentele sull'arrivo troppo facile), Limone Piemonte non fatta (c'era neve) ma gradita: si arriva più in alto di tre anni fa. Col delle Finestre contestato per via dello sterrato. Il diario di Simoni è esattamente come lui: sempre con il colpo in canna.
E gli altri? Aspettando Beloki, innanzitutto Gontchar (secondo lo scorso anno). Il vecchio è diventato più forte in salita a scapito, un po', delle crono. Poi c'è la Liquigas con Garzelli e... Mario David Cioni, che potrebbe fare la... seconda firma della squadra. Di Luca permettendo. Ma quest'anno arrivano anche le squadre Pro-Tour, straniere, di diritto. Magari non con le prime firme, ma con gente valida.: in attesa che Armstrong molli l'osso Tour (questione di due mesetti, poi si dà al cinema), c'è da farsi intanto un nome, magari in Italia.
Altra cosa sarà la battaglia, parallela, riservata ai velocisti. Bisognerebbe fare un solo nome, visto com'è andata negli ultimi due anni, ma non diamolo per scontato. Certo la Fassa Bortolo, liberatasi dell'eresia Cioni, ha ancora qualche dubbio in meno sul da farsi. Ovvero sospingere Petacchi fino a duecento metri dalla fettuccia d'arrivo. Cipollini ha salutato la compagnia, anche perchè l'anagrafe non è uno scherzo. Restano Zabel, di McEwen, Kirsipuu, O' Grady. Roba buona, uno stimolo in più.