«Chiuso a riccio, da lui solo messaggini Sms»

VIGGIÙ (Varese). Gaetano, 'Tano", voleva una vita normale, un lavoro, una fidanzata. Ma da due anni non era più il ragazzo che amava la compagnia e sapeva animare le serate con gli amici. Negli ultimi mesi, dicono oggi gli ex compagni di bevute, era diventato 'paranoico". Aveva abbandonato gli studi di Giurisprudenza quando era ormai a un passo dalla laurea.
All'università dell'Insubria, a Como, aveva una media del 27 e l'ambizione di diventare avvocato. A gennaio la ragazza con la quale da otto mesi condivideva il sogno di un futuro lo molla. «Non era più vita, quella», ricorda oggi tra le lacrime Rosa, che lavora come la commessa a Malnate, un piccolo paese di provincia. I litigi si fanno fitti anche in famiglia, con i genitori e con i due fratelli.
L'insofferenza spinge Gaetano fino in Florida, negli Stati Uniti, per un viaggio dai parenti americani caldeggiato anche dalla famiglia. Ma la vacanza non gli giova. Quando rientra in Italia, il mondo sembra precipitargli addosso: niente fidanzata, niente amici, solo lavori saltuari che non gli piacciono. Prova anche a fare il frontaliere e cerca lavoro in Svizzera. Molla anche quello.
Gaetano si chiude in se stesso e comunica solo con messaggini che invia nottetempo agli amici. A Lele Vitali, in particolare, il suo amico del cuore. «Vedeva tutto nero - racconta - Inventava scuse per bucare gli appuntamenti con noi, e di notte ci mandava degli sms strani. Quando provavamo a parlargli, faceva finta di niente e si comportava normalmente». Tra i vicini di casa c'è Valentino Bresciani, 22 anni, pure lui della compagnia di Gaetano. «Lo conosco da una vita. Sono sotto choc, ancora non posso crederci. Quello che mi sento di dire è che amava i suoi fratelli, specialmente il più piccolo, Antonio. I litigi con loro non contano nulla. Chi non litiga in famiglia? Il problema, semmai, è che negli ultimi mesi era molto depresso».
Il giorno dopo la tragedia, Viggiù non si dà pace. Il piccolo centro diventato famoso per la canzone sui pompieri, ammutolisce davanti all'orrore. Nella piazza centrale, la vita scorre come sempre; la via Castagna, dove c'è la villetta dei Restivo, è tornata la calma: via le sirene, i nasti bianchi e rossi dei carabinieri, le ambulanze. Ora tutti dicono che Gaetano era «uno strano», ma nessuno poteva «nemmeno immaginare una cosa del genere».
I ragazzi della scuola media dove Antonio, il piccolo dei Restivo, frequentava la terza C, mercoledi erano in gita a Monaco. L'altra mattina l'insegnante ha telefonato a casa Restivo. Ha risposto proprio Gaetano: «Ha la febbre, non viene». (o.p.)