«Nessun raptus, è malattia»
MILANO. «Non siamo più capaci di soffrire perchè manca un'educazione alla vita». A pensarla cosi, di fronte all'ennesima strage in famiglia, è il professor Adolfo Petiziol, psichiatra e presidente della Società europea di psichiatria sociale. Può essere stata la depressione a portare Gaetano Restivo a uccidere i fratelli? «Non credo che sia affetto da depressione maggiore. Gli omicidi compiuti da persone depresse sono caratterizzati dal trasferimento sull'altro della propria sofferenza».
«Si uccide per non far soffrire l'altro. In questo caso potrebbe trattarsi di una persona affetta da una situazione al limite della schizofrenia: il malato si crea una realtà sua, non oggettiva, vissuta in maniera a noi non comprensibile e con manifestazioni molto incongrue per chi gli sta vicino. Non è escluso che possa aver avuto dei deliri imperativi che gli hanno detto che se ammazzava i fratelli sarebbe stato bene. Forse vedeva in loro un pericolo, un impedimento. Posso solo fare ipotesi, ma il fatto che non avesse un lavoro stabile e che avesse lasciato l'università potrebbe indicare una difficoltà nei rapporti con gli altri».
La confessione, come le ore successive al delitto raccontano però di una persona lucida...
«Questi fatti possono essere commessi con una lucidità perfetta senza pensare alle conseguenze e alla gravità dell'atto che si commette».
E il raptus?
«C'è sempre un motivo scatenante, non c'è mai il raptus di una persona che sta bene e all'improvviso spara. Questi atti sono sempre preparati prima».
Perchè spesso la malattia mentale non viene scoperta in tempo?
«Perchè tutti i disturbi mentali possono essere camuffati e tenuti nascosti. Senza arrivare a psichiatrizzare tutti, occorrerebbe però un più attento esame delle situazioni di particolare difficoltà. Sarebbe bene che i Centri di salute mentale andassero di più sul territorio, ma questa maggiore attenzione servirebbe anche nelle scuole come negli ambienti di lavoro».
C'è anche una certa riluttanza delle famiglie a riconoscere la malattia?
«Purtroppo la malattia mentale viene vissuta come un marchio infamante. Non si porta il famigliare dallo psichiatra o dallo spicologo perchè non è 'matto". La pazzia però non viene fuori con un'allucinazione precisa, ma con sintomi sotto soglia davanti ai quali le famiglie dovrebbero consultare i servizi».
Perchè tanti delitti in famiglia? E perchè cosi tanti giovani a commetterli?
«La famiglia non è più protettiva come una volta, è un luogo di scontro che con una solidità famigliare potrebbero scomparire. Non siamo abituati a soffrire nella famiglia, nella scuola, in una società dove tutti devono essere belli e bravi e appena uno è meno perfetto non viene accettato».