Monnezza connection, 9 fermati

ROMA. Dai fanghi di cartiera agli scarti farmaceutici: ben 250 mila tonnellate di rifiuti speciali anche pericolosi smaltiti illegalmente da un'organizzazione con tentacoli che dal Lazio si allungavano a Veneto, Lombardia, Toscana e Campania. Il giro d'affari: due milioni e mezzo di euro.
Sono le cifre della «monnezza connection» smantellata ieri dai Carabinieri del comando tutela ambiente che, nel corso di vari blitz in otto regioni, hanno fermato 9 persone denunciandone 37.
L'accusa: traffico illecito e gestione illecita di rifiuti nonchè falso in atto pubblico. Chiamata «Giro d'Italia: ultima tappa Viterbo» per il lungo itinerario che la spazzatura seguiva prima della destinazione finale, l'operazione è stata coordinata dalla procura di Viterbo, dove era stata individuata la centrale operativa dell'organizzazione. Erano tre aziende del viterbese (la Bartoli Sante srl di Vetralla, la Pozzolane e Derivati sas di Capranica e la Italchamotte srl di Castel Sant'Elia) la meta finale dei rifiuti sottratti al circuito legale e prodotti soprattutto in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Toscana, ma anche in Emilia Romagna, Umbria e Campania. Si trattava di fanghi provenienti dalle lavorazioni delle cartiere, terre inquinate da Pcb, ceneri di acciaierie e termodistruttori, scarti contenenti alte concentrazioni di piombo, zinco, nichel e mercurio (tossici per l'ambiente e per l'uomo), farmaci, fialette, siringhe. Nelle tre ex cave in ripristino ambientale sarebbero finite 250 mila tonnellate di questi rifiuti per un giro d'affari di 2,5 milioni di euro.
Il meccanismo era semplice. I rifiuti usciti dalle aziende venivano mescolati con altri materiali, poi l'organizzazione si procurava, grazie a un laboratorio di analisi compiacente, l'attestazione della loro non pericolosità. Quindi venivano interrati spacciandoli per materiale di riempimento. I carabinieri hanno cosi denunciato 37 persone, 9 delle quali sono state sottoposte a misura cautelare personale: 2 arresti in carcere, 5 arresti domiciliari, 2 obblighi di firma. In cella sono finiti i gestori di due società di intermediazione di rifiuti della provincia di Lucca. I domiciliari sono invece scattati per due titolari e due amministratori delle tre cave del viterbese nonchè l'amministratore di una società di consulenza ambientale di Roma. (m.v.)