Lavoro, festa senza sorrisi
VIGEVANO.Oggi è il primo maggio, festa del valore e della dignità del lavoro. Purtroppo non si vedono molte ragioni di essere festosi.
Leggiamo delle preoccupazioni degli imprenditori per la stagnazione della nostra città, sentiamo della difficoltà di tante famiglie operaie per il lavoro sempre più precario, ascoltiamo storie di piccoli artigiani come Antonio, che ha chiesto aiuto per problemi di depressione Lavora da tanti anni, prima come operaio poi in proprio.
Fa stampi e altri manufatti metallici. Col tempo si compra le macchine automatiche, produce, guadagna, riesce anche ad avere tre operai. Decide di ingrandire l'officina e acquista con un mutuo un capannone di 500 metri quadri.
Poi il vento comincia a girare. Un po' alla volta Antonio deve lasciare a casa gli operai. Gli ordini stentano ad arrivare, i clienti si lamentano dei prezzi e vanno altrove e lui si trova cosi a lavorare da solo, con un capannone vuoto ancora da finire di pagare. Ha cinquanta anni.
E domani? Non riesce a pensarci al domani. Si sa che la depressione è un misto di apatia, tristezza, senso di inadeguatezza. Ma c'è un aspetto che la caratterizza ancora di più. E' la difficoltà estrema di pensare al domani, cioè di guardare al futuro come orizzonte delle possibilità, dei progetti, delle realizzazioni. Nella depressione questo orizzonte si restringe e si riesce a malapena a pensare all'oggi o alla prossima sera che porterà un po' di pace.
Si parla di depressione anche per descrivere il clima sociale del nostro tempo in una città come la nostra. Anche noi pensiamo poco al futuro, arriviamo al fine settimana o al massimo alle prossime ferie estive.
Il fatto è che in tanta incertezza non riusciamo a concepire progetti la cui realizzazione vada al di là del tempo più breve. Vediamo se il modo più giusto di affrontare la depressione di una singola persona ci può essere di qualche aiuto per comprendere e 'curare" la depressione sociale.
Ad un depresso il medico sa che non deve mai dire: «Datti da fare, dipende tutto da te», perché cosi quella persona si sentirà ancora più incapace e avvilita. Gli dirà piuttosto: «Prima di tutto abbi cura di te, cerca di recuperare il senso e il valore della tua storia. E soprattutto non intestardirti a volerne uscire da solo, fatti aiutare, stai insieme agli altri». Allo stesso modo, per curare l'umore depresso della nostra città, non basta evocare facili e rapide scorciatoie, fatte di turismo, commercio, spettacoli, iniziative culturali.
Ad una città che è stata operaia e industriale per un secolo è meglio dire, come lo si direbbe ad una persona depressa: prima di tutto abbi cura di te, recupera il senso della tua storia, valorizza esperienze e saperi accumulati in tanti anni, cerca li il punto d'appoggio per riprenderti. E poi non restare isolata, fatti aiutare, stai con gli altri, mettiti in rete.