Via libera della Ue all'inchiesta sul made in China
ROMA. Menù di giornata: un attacco alla Bce che non è capace di tenere a freno l'euro; l'Italia che la prossima settimana vincerà la battaglia contro i prodotti cinesi mettendone all'indice 20; la Commissione europea che avvia un'inchiesta su 9 prodotti cinesi, che non duRerà giorni ma mesi; il decreto sulla competitività che si arricchisce di un maxiemendamento e di una richiesta di fiducia. Contorni vari: anticipo del Dpef e della Finanziaria, Trimestrale di cassa varata oggi in consiglio dei ministri. Perché in Italia si è persa competitività?
Colpa della Banca centrale europea, dice Silvio Berlusconi. «La Bce fa una politica distruttiva sulla capacità competitiva di tutte le imprese europee. Non si impegna quanto noi vorremmo per mantenere bassa la valorizzazione della nostra moneta e questo ha conseguenze gravissime sulle economie del nostro e degli altri Paesi europei», dice il presidente del consiglio. E aggiunge: «Non abbiamo la possibilità di una svalutazione competitiva della nostra moneta per facilitare e sostenere il nostro export. Persino le aziende europee si stanno accorgendo che è più conveniente andare a comprare i prodotti su altri mercati». Quest'ultimo concetto è la ripresa di un cruccio già espresso presentando la Finanziaria: i prodotti in questione - spiegò il premier - erano quelli televisivi. «La Francia invece di comprare fiction da noi si rivolge agli Usa». Ecco. Quindi occorre che tutti i Paesi facciano pressione sulla Bce perché porti l'euro al pari con il dollaro, con buona pace dei Paesi che importano materie prime e petrolio (l'Italia, per esempio) che come si sa si pagano in dollari.
Affossata la Bce tocca alla Cina. «Nelle prossime ore, su iniziativa italiana la Commissione europea completerà le prime misure difensive per tutelare venti categorie di prodotti tessili dall'anomala invasione dei marchi cinesi». Passano due ore e il premier è smentito dal Commissario europeo al Commercio, Peter Mandelson: «Oggi si chiude la procedura scritta che permette alla Commissione di aprire un'inchiesta su nove categorie di prodotti tessili importati dalla Cina. Nessun documento menziona 20 categorie. L'apertura dell'inchiesta prevede due mesi di indagini nell'ambito di un lungo procedimento che potrebbe portare all'adozione delle clausule di salvaguardia». L'Italia era in un gruppo di 13 Paesi che chiedevano la procedura d'emergenza. Non è stata accordata.
Sulla strada della competitività si segnala che oggi - lo dice il neoministro delle Attività produttive, Claudio Scajola - il consiglio dei ministri potrebbe varare un maxiemendamento del governo al decreto in discussione al Senato (e in scadenza il 15 maggio). Insieme al maxiemendamento arriverà la richiesta di fiducia su tutto il provvedimento. Non farà parte del decreto competitività la riforma dell'Irap.
Sempre oggi dovrebbe finalmente vedera la luce l'attesa Trimestrale di cassa. Conterrà la verifica dei conti pubblici e l'accoglimento di alcune stime macroeconomiche che troveranno collocazionenel Dpef. In particolare viene rivisto al rialzo il rapporto deficit-Pil (forchetta fra 3,2 e 3,5%) e al ribasso il tasso di crescita del Pil (+1,2%).
Il Documento di programmazione economica e finanziaria e la Finanziaria 2006 potrebbero essere anticipati. La manovra addirittura a luglio. Sull'Irap potrebbe esserci necessità di un decreto, ma «difficile che possa avere effetti dall'anno in corso», dice il viceministro all'Economia Giuseppe Vegas.