Per Calipari è braccio di ferro con gli Usa

ROMA. Ormai è guerra di dichiarazioni attorno al braccio di ferro tra Roma e Washington sulle conclusioni dell'inchiesta sulla morte di Nicola Calipari. Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha ribadito ieri che le trattative con l'amministrazione Bush per raggiungere conclusioni condivise sono ancora in corso tramite l'ambasciatore americano Mel Sembler. «Ma non è una cosa facile», ha detto il premier, perchè le due versioni su quanto accadde la notte del 4 marzo scorso, lungo la strada per l'aeroporto di Baghdad, restano di fatto completamente discordanti fra loro. «Stiamo lavorando affinchè coincidano, speriamo di arrivare, e capiamo le difficoltà».
«Le difficoltà della controparte, un paese nostro alleato che ha problemi interni per quanto riguarda il Pentagono», ha spiegato Berlusconi aggiungendo che «il Pentagono ha posizioni che l'Amministrazione Usa vorrebbe più flessibili».
Poche ore dopo, però, da Washington è arrivata una secca smentita alle parole del premier italiano. «Il Dipartimento di Stato lavora in pieno accordo col Pentagono», ha dichiarato Adam Ereli, portavoce del Dipartimento, pur precisando che il lavoro sull'inchiesta relativa al «tragico evento» procede a quattro mani, assieme agli italiani che sono «alleati forti» e coi quali ci sono «valori condivisi». Berlusconi ha comunque confermato che le due versioni sulla notte della tragedia seguita alla liberazione di Giuliana Sgrena sono divergenti. E che non è escluso che alla fine l'accordo non possa essere raggiunto. «Non è auspicabile ma è possibile», ha detto il premier sottolineando che, comunque andranno le cose, «certamente non arriveremo mai a sottoscrivere cose che non ci convincono». Cosi mentre la verità si allontana, a tenere banco sono le polemiche. L'ultima riguarda le dichiarazioni rese in un'intervista da Vincent Cannistraro, ex capo dell'antiterrorismo della Cia, oggi consulente del Congresso. Secondo Cannistraro la pattuglia che apri il fuoco contro Calipari aveva «il grilletto facile». Ma nella vicenda anche il governo italiano avrebbe avuto «imbarazzanti responsabilità» che potrebbero emergere dagli atti investigativi. (n.a.)