L'auto di Calipari all'esame dei magistrati
ROMA. Ancora un giorno di trattative serrate tra Italia ed Usa - a livello di governi - per arrivare ad una conclusione il meno possibile discordante dell'inchiesta sull'uccisione di Nicola Calipari, il funzionario del Sisde che perse la vita a un posto di blocco americano a Baghdad. Intanto, con l'arrivo a Roma dell'auto colpita dalla pattuglia americana, sono iniziati ieri gli accertamenti della procura della Capitale, che indaga sul caso per omicidio volontario.
La commissione insediata l'8 marzo scorso dal comando americano a Baghdad, cui hanno partecipato anche due rappresentanti italiani (il diplomatico Cesare Ragaglini ed il generale del Sismi Pierluigi Campregher), avrebbe concluso gli accertamenti, come dimostra anche il via libera dato - dopo alcune settimane di blocco - all'invio della Toyota Corolla in Italia su richiesta della magistratura romana. Ma, come ha sottolineato ieri il ministro della Difesa americano, Donald Rumsfeld, «non si è giunti ancora a un accordo finale sul rapporto». In sostanza, secondo le indiscrezioni filtrate, gli italiani non ci starebbero a sottoscrivere una relazione che assolve da ogni responsabilità i militari americani. Ed ecco perché ieri, per ben due volte, l'ambasciatore Usa Mel Sembler è stato ricevuto a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e dal sottosegretario Gianni Letta, l'uomo che, per conto del governo, ha seguito tutta la vicenda. L'ambasciatore ha quindi riferito a Washington, che sta esaminando le proposte italiane sul documento e darà presto una risposta.
Intanto, i carabinieri del Ris e gli uomini della polizia scientifica hanno fatto i primi rilevamenti - per conto della procura di Roma - sull'auto colpita dai militari americani. Sono sette i fori trovati dagli esperti sulla carrozzeria della Toyota. Nei prossimi giorni, esami più approfonditi punteranno a stabilire la traiettoria dei proiettili, il numero di armi che hanno sparato e la velocità del veicolo quando è stato colpito. Tutti punti fondamentali per dirimere le incongruenze tra la versione italiana di quanto accaduto e quella americana. Naturalmente, è stato sottolineato, bisognerà considerare che l'auto è stata già esaminata a Baghdad dalla commissione d'inchiesta; un'analisi che potrebbe anche aver compromesso alcune tracce. Ma il lavoro dei magistrati romani si annuncia complicato anche per altri motivi. Nella migliore delle ipotesi, infatti, il processo contro gli assassini di Calipari potrebbe essere celebrato in contumacia. I trattati in vigore tra Italia ed Usa e la risoluzione Onu 1546 che ha ridisegnato il futuro dell'Iraq potrebbero seriamente impedire agli inquirenti romani di andare avanti nei loro accertamenti.
Se i soldati Usa commettono un crimine in Iraq - è stabilito - devono essere processati dalla giustizia americana. Inoltre, nessuna risposta è ancora arrivata dagli Usa alla richiesta - tramite rogatoria avviata dal ministero della Giustizia - dei nomi dei marines americani che spararono. E una volta resa pubblica la relazione della commisione d'inchiesta, nel caso le conclusioni non dovessero soddisfare l'Italia, ha annunciato il presidente del Copaco, Enzo Bianco, lo stesso Comitato «potrebbe anche svolgere un'inchiesta sulla vicenda».