A processo per le violenze a una figlia
PAVIA. Il padre rinviato a giudizio per violenza sessuale con l'accusa, infamante, di avere toccato il seno alla figlia quindicenne. La ragazza, disabile psichica, che è stata affidata a una struttura di accoglienza insieme alla sorellina di sette anni. La madre affranta perchè le può vedere solo mezz'ora la settimana. Una vicenda drammatica che, sin d'ora, pone un quesito: sino a che punto l'esistenza e i sentimenti delle persone sono riassumibili in una formula giuridica?
La premessa necessaria a comprendere i fatti è la storia di una coppia che ha due figlie. La più grande presenta gravi problemi di natura psichiatrica: nonostante abbia quindici anni, i suoi percorsi mentali sono ancora quelli di una bambina. La seconda figlia ha sette anni.
La famiglia vive in un centro del pavese, di un'esistenza modesta ma dignitosa. Sino a quando, nel corso di uno dei periodici controlli a una struttura per l'igiene mentale, la quindicenne rivela un dettaglio ai medici.
Dice, in sostanza, che una mattina il padre le ha palpeggiato un seno. I medici riferiscono il racconto alla madre e ai servizi sociali del Comune nel quale la famiglia vive. La madre, a sua volta, si confida con un'amica che, probabilmente in buona fede, riporta la medesima notizia alle assistenti sociali.
A questo punto nascono due differenti procedimenti. Il primo, di carattere penale, nei confronti dell'uomo che è accusato di violenza sessuale. Lui, difeso dall'avvocato Emilio Marco Casali, si difende sostenendo che all'origine di tutto vi sia stato un equivoco. La mattina dell'episodio, nel marzo 2004, la figlia quindicenne dormiva nel letto matrimoniale; si era sdraiata, la sera precedente, al posto della madre. Il padre non se ne era accorto e di qui il gesto di tenerezza coniugale, subito interrotto non appena si rese conto che quella al suo fianco non era la moglie. Il secondo procedimento, invece, è stato instaurato per opporsi alla decisione con la quale il Tribunale per i Minori di Milano ha assegnato le due ragazzine a un istituto, consentendo ai genitori una visita di mezz'ora la settimana. In questo caso l'avvocato Casali è affiancato dalla collega Francesca Gentilini. Il provvedimento riguarda anche la madre che sarebbe stata giudicata troppo 'arrendevole" alle richieste delle figlie. I due legali hanno anche eseguito indagini difensive. In particolare è stata raccolta la deposizione della madre. Da queste parole risulta che la quindicenne soffriva, in un certo senso, di gelosia nei confronti del padre. Avrebbe voluto andarsene dalla casa famigliare soltanto in compagnia della madre. Il fascicolo penale è arrivato al filtro dell'udienza preliminare e gli avvocati difensori hanno scelto di andare a dibattimento. L'uomo è stato cosi rinviato a giudizio per il prossimo mese di gennaio. Si tratta di una scelta 'rischiosa", ma necessaria. Rischiosa perchè per il reato di violenza sessuale, aggravato dal vincolo di paternità, il codice prevede sanzioni estremamente severe. Necessaria perchè, partendo dal presupposto che l'uomo sia innocente, l'udienza dibattimentale è la sede nella quale avrà la possibilità di far valere le proprie ragioni. Occorrerà però attendere sino al gennaio 2006. Sino ad allora, sul capo dell'uomo, penderà un macigno. Ma, soprattutto, c'è il rischio che sino all'eventuale sentenza di proscioglimento le due ragazzine debbano restare in comunità. Lontane da una famiglia che, comunque, è unita nel rivendicare l'estraneità dell'uomo all'episodio che gli viene contestato.