I Pooh: «A Vigevano ritroviamo il nostro pubblico ad alta fedeltà»
VIGEVANO. I Pooh si raccontano volentieri e aspettano con ansia l'incontro con i fortunati lettori della Provincia Pavese che, in occasione del concerto di venerdi al Cagnoni, chiacchiereranno con loro, si faranno fare autografi e fotografie. L'incontro ravvicinato con i 4 artisti è offerto dal giornale, insieme agli organizzatori del concerto, ai primi 5 lettori che oggi (dalle ore 18 alle 18.30) manderanno un sms al numero 348.3968991, indicando le proprie generalità e recapiti, I 5 fortunati assisteranno anche gratis al concerto che sta particolarmente a cuore ai Pooh.
Avete voluto questo concerto a Vigevano a tutti i costi, a meno di un anno dal vostro show al castello. Come mai questo legame stretto con il pubblico delle nostre parti?
Red Canzian:«Al castello siamo stati in una situazione abbastanza anomala. Per questioni di spazi, la scenografia era ridotta. In più abbiamo avuto qualche problema con i suoini e visto che c'era tantissima gente di alta fedeltà, torniamo perchè ci sembra doveroso conceder loro un bis. E poi ci piaceva ripartire dentro quel teatro tra amici, ritrovando una dimensione raccolta come quella teatrale».
A che numero di concerti siete?
Robi Facchinetti:«Direi tremila in tutto»
Questa tournée ha fatto salire i nemeri di parecchio, visto che pare il più lungo tour continuativo d'Italia.
Stefano D'Orazio:«In questa tornata abbiamo fatto ben 106 concerti: un numero da record».
Per stare al passo con quei ritmi, prendete anche voi la papaya come Simona Ventura al Festival di Sanremo?
Red Canzian:«La papaya sono anni che la prendiamo. Anche se il nostro vero toccasana sta nella portare avanti questo mestiere con una grande voglia di farlo. Nell nostra storia siamo stati fortunati e premiati, soprattutto dal nostro pubblico per cui anche solo il sentirti stanco, ti sembra una manchevolezza nei confronti di chi è venuto li a sentirti».
Claudio Baglioni dice che il vostro mestiere si può fare dicendo continuamente cose nuove per 10-15 anni, non di più. Dopo si può solo perfezionare i concetti. Per voi la scadenza va moltiplicata per quattro?
Red Canzian:«Almeno per tre, visto che siamo in 3 a scrivere canzoni. Capisco il ragionamento di Claudio. Quando delle storie d'amore hai detto tutto e il contrario di tutto, non è facile trovare il nuovo, ma la musica cambia e rinnova il linguaggio. E poi è la vita che ti cambia, modifica anche il tuo modo di vedere. Basti dire che siamo passati da 'Piccola Katy" a 'Uomini soli"».
A dir la verità, siete anche passati dal 45 giri del mangiadischi fino al digitale, con tanto di sito internet che pare tra i più visitati della musica italiana. Come affrontate la tecnologia e i suoi nuovi ritrovati?
Robi Facchinetti:«Noi l'abbiamo sempre cavalcata. Abbiamo un pubblico in continuo rinnovamento e per questo ci siamo sempre più aggiornati. Abbiamo investito molto nel nostro lavoro: spendiamo più in strumentazione che per altro. Del resto la tecnologia è il nostro giocattolo. Ci piace capire quello che c'è: proprio per la nostra curiosità, siamo i primi fruitori delle novità tecnologiche».
Avete un repertorio vastissimo. Come decidete la scaletta di un concerto?
Dodi Battaglia:«Siamo in pista da trentacinque anni e ogni volta è sempre più difficile».
Nel dubbio, votate a maggioranza?
Stefano D'Orazio:«Assolutamente si, ma anche cosi resta complicato. Ogni volta diventa sempre più faticoso. E poi gli intoccabili del passato devi farli, altrimenti ti lapidano».
Se foste voi a scegliere cosa davvero vi piacerebbe cantare, quanto durerebbe il concerto
Robi Facchinetti:«Sarebbe uno show di almeno sei ore. Ci sono gli irrinunciabili che ogni volta cerchiamo di sfrondare, ma poi siamo sempre noi a dire: «Questo non si può». In fondo siamo vittime e carnefici di noi stessi. E probabilmente non guariremo mai».
Continuerete ancora per molto questa tournée dai ritmi cosi impegnativi?
Red Canzian:«Assolutamente si, manca ancora tempo per l'ossigeno. Curiamo l'alimentazione, facciamo una vita da atleti con sport e palestra. Dobbiamo farlo perchè tre ore sul palco tutte le sere, sono una gran fatica. E non è questione d'età: al nostro posto rimarrebbe sfinito anche un ragazzino di vent'anni».
Insomma, le Olimpiadi da palco le vincete?
Robi Facchinetti: «Quelle assolutamente si».