Procreazione assistita, anche Redi si schiera per il si

PAVIA. «Ricerca e salute», ossia lo scopo della ricerca scientifica, la salute della persona umana che si ottiene mediante scoperta, comprensione, eliminazione e cura di malattie, fonte di sofferenza e dolore, oggi incurabili. E' il documento in rampa di lancio di un centinaio di scienziati - biologi e genetisti soprattutto - tra i quali Umberto Veronesi, Edoardo Boncinelli, Alberto Piazza, Giulio Cossu, Antonino Forabosco e Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di Biologia dello sviluppo dell'Università di Pavia e uno dei massimi esperti italiani di cellule staminali e clonazione.
Questi scienziati si schierano a favore del voto e quindi del «si» ai quattro quesiti referendari del 12 e 13 giugno contro la legge 40/2005 sulla procreazione medicalmente assistita: «La ricerca sulle cellule staminali embrionali, vietata oggi dalla legge 40, non può e non deve esser fermata - spiega Giulio Cossu, docente di Istologia all'ateneo romano La Sapienza' - per non impedirsi una possibile cura di tante malattie degenerative». Dal Parkinson alla distrofia muscolare, dall'Alzheimer alla corea di Huntigton, dalla sclerosi laterale amiotrofica fino a tumori e leucemie, diabete ed infarto.''Usare gli embrioni sovrannumero congelati e destinati a morte certa per far ricerca sulle cellule staminali embrionali - continua Antonino Forabosco, ordinario di Genetica Medica all'Università di Modena - ci permette di capire le tante malattie genetiche e degenerative e individuare una cura possibile: è inammissibile bloccare tutto per un credo religioso secondo cui l'embrione sarebbe persona».
Chiarisce Carlo Alberto Redi, ordinario di Biologia dello Sviluppo a Pavia: «Nessuno di noi ha promesso nulla, tranne avere la possibilità di fare una ricerca molto promettente - dice Redi - sulle staminali embrionali». Lo scontro ruota sulla natura dell'embrione, è persona o no, e su quando inizia la vita umana: «L'embrione è una delle fasi - osserva Redi - dello sviluppo dell'individuo, non è l'individuo, non è ancora un individuo. La vita? E' un processo energetico-materiale di 3,5 miliardi di anni: quando ci si riferisce a un essere umano si deve parlare di ontogenesi dell'individuo».
L'embrione è dunque uno stadio dello sviluppo: «Proviene dell'ovocita fecondato - sostiene Forabosco - a 15 giorni dalla fecondazione e questo stadio ci sono solo il corpo (la testa) e gli organi ma non ancora i tessuti che compaiono nello stato successivo, quello fetale. Quindi inizia il funzionamento delle cellule degli organi, un processo costante di cambiamento e modifiche che termina al nono mese».
Particolare interessante: tra la 22-23esima settimana e la 24esima settimana si producono due situazioni diverse per il feto: «Dalla 24esima settimana - spiega Carlo Flamigni, ginecologo e membro del Cnb, il Comitato Nazionale di Bioetica, favorevole al si ai quattro quesiti referendari - le possibilità di sopravvivere sono molto elevate: ma più ci si allontana da qui, minori diventano poi le probabilità di vita». Come dire, già alla 24esima settimana il feto sarebbe pronto per vivere: «Anche prima può sopravvivere ma con il supporto di terapie intensive - nota il ginecologo, Carlo Bulletti, direttore dell'Istituto di Fisiopatologia della Riproduzione dell'Ospedale di Rimini, che da credente andrà a votare e voterà si ai 4 quesiti referendari - ma con alti rischi per il suo organismo».
Andare a votare e votare quattro si è dunque l'appello di un centinaio di scienziati tra biologi e genetisti: «Da credente voterò quattro si perchè - conclude Gulletti - non condivido che lo Stato imponga a tutti un principio religioso e cattolico: non si può dire che siccome credo che la vita umana inizia dal concepimento (e non è vero, dico io) questo deve valere per tutti, vale solo per coloro che obbediscono alla Chiesa». Una legge, la 40/05, «assurda, che non trova riscontro nella Comunità Scientifica Europea».