Caso Mediaset: «Processate Berlusconi»
MILANO. Alla fine dell'inchiesta è arrivata la richiesta di rinvio a giudizio. La procura di Milano chiede di processare Silvio Berlusconi per frode fiscale e falso in bilancio. L'inchiesta è quella sull'acquisto dei diritti televisivi da parte di Mediaset. Con il capo del governo, nella lista ci sono 12 persone. Il nome più noto è quello di Fedele Confalonieri (presidente di Mediaset).
E ancora: Candia Camaggi (negli anni Ottanta alla direzione di «Fininvest Service» di Lugano), del banchiere italo-svizzero Paolo Del Bue, di Giorgio Vanoni, dirigente del Biscione più volte coinvolto nelle inchieste insieme a Berlusconi. Invece mancano due nomi di spicco: sono quelli di Marina e Piersilvio, figli del premier, accusati di riciclaggio e ricettazione. Per loro non c'è la richiesta di rinvio a giudizio semplicemente perchè la loro posizione è stata stralciata e, dunque, se ne parlerà in un secondo tempo. Immediate le reazioni politiche, con gli uomini della maggioranza di governo che parlano di «giudici politicizzati» e di «giustizia a orologeria». Invece la procura è sicura di aver individuato in Berlusconi il «regista» di tutta l'operazione che avrebbe portato prima la Fininvest e poi Mediaset ad accumulare all'estero fondi neri per 170 miliardi di lire (circa 85 milioni di euro). L'inchiesta parte nel 2001 quando la procura riceve dalla Svizzera gli atti (chiesti nel 1997) relativi ai conti bancari intestati a «Universal One» e «Century One». Sono società che hanno sede nelle Isole Vergini britanniche e sono le società che hanno acquistato diritti televisivi negli Usa per poi cederli a Mediaset. Gli inquirenti scoprono che «Universal One» e «Century One» sono state fondate e sono mandate avanti da dirigenti Fininvest. Di qui l'accusa di aver eseguito mediazioni fittizie. Di aver solo rivenduto i diritti sui film a prezzi maggiorati per consentire a Mediaset di dichiarare meno utili (e quindi di evadere le imposte) e, contemporaneamente, di esportare fondi neri all'estero. Per l'accusa questo sistema era in atto da anni ed è stato «passato» dalla Fininvest a Mediaset fra il 1994 e il '95, quando la società delle televisioni si è quotata in Borsa. A prelevare parte di quei denari in contanti (i beneficiari dei soldi sarebbero stati i figli Marina e Piersilvio, ma sempre con il benestare del padre) sarebbe stato il finanziere Paolo Del Bue. Immediate le reazioni politiche alle notizie arrivate dal tribunale di Milano. «Ora Berlusconi sarà costretto ad affrontare il processo - dice Di Pietro - senza potersi fare la solita leggina per depenalizzare il reato. In un Paese normale, una volta scoperte le sue società off-shore all'estero, egli avrebbe dovuto subire un impeachment del suo incaruico governativo».
Dal centro-destra si fa sentire il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi: «La macchina della giustizia a Milano è in perfetto orario, come un orologio svizzero». «No alle polemiche strumentali per coprire un'autonoma iniziativa della magistratura», replica il Verde Paolo Cento. (g.f.)