Il governo dice addio al taglio delle tasse


ROMA. Quattro priorità in campo economico, la sostanza del programma del Berlusconi-bis è qui. E non a caso lo stesso presidente del consiglio dopo aggiunge che «il discorso è stato concordato, parola per parola, con il ministro dell'Economia. Lo hanno rivisto anche Fini e Tremonti, tutto ponderato, pesato, meditato». E allora vai con il sostegno al potere d'acquisto delle famiglie, la crescita di competitività per le imprese, il rafforzamento dell'azione per il Sud, il risanamento della finanza pubblica.
Con l'obiettivo di «portare il debito sotto il 100%». Della riduzione delle tasse non c'è più traccia, spariti i 12 miliardi di euro destinati all'ultimo taglio dell'Irpef («Ma non è accantonato», dice poi Berlusconi). Ci sono invece 12 miliardi, ma in 3 anni, per l'abbattimento dell'Irap sul costo del lavoro. Si parte dal 2006, ma già da subito serve una misura che rimetta le cose a posto sull'Imposta regionale attività produttive che l'Europa ha dichiarato fuorilegge.
«Un intervento di manutenzione - spiega Maurizio Leo, esperto finanze di An - con la creazione di un tributo il più possibile diverso dall'Iva (l'accusa dell'Europa è quella di aver creato un doppione ndr) e di regole certe su cosa va inteso per 'organizzazione" nel lavoro dei liberi professionisti». Una sorta di mini-riforma che - dice il premier - non sarà contenuta nel decreto competitività (sul quale è in arrivo la fiducia) perché si tratta di materia complessa che ha bisogno di un suo provvedimento.
Di certo c'è che il taglio dell'Irap scatterà dal 2006 e non tanto perché sia difficile cambiare le regole in corso di anno, quanto perché non ci sono le coperture finanziarie per un anticipo dei benefici. «Credo che il provvedimento finirà in Finanziaria», dice Guido Crosetto, Forza Italia, relatore alla Camera dell'ultima manovra.
Per rilanciare il Mezzogiorno - dice Silvio Berlusconi - servono «impiego tempestivo dei 22,5 miliardi di euro disponibili in conto capitale, avvio immediato del fondo rotativo per convogliare verso il Sud flussi di credito bancari, l'introduzione dello strumento della fiscalità di vantaggio a favore delle imprese, l'accelerazione del completamento delle infrastrutture nel Mezzogiorno, il sostegno in sede Ue degli interessi del Sud».
Con alcune questioni da contrattare in sede comunitaria come quella più rilevante: la fiscalità di vantaggio. «Quello che serve - dice ancora Leo - è una detassazione dell'imposta sul reddito delle imprese che hanno la sede al Sud, o almeno del 50% del reddito prodotto al Sud. Solo che per varare questa misura occorre il via libera di Bruxelles, perché si configurano gli aiuti di Stato».
Per le famiglie, invece, tramonta il quoziente familiare (costava troppo, si parla di 6 miliardi) e si incrementano le deduzioni per i figli nei nuclei numerosi a basso reddito. Non indifferente, per l'aumento del potere di acquisto, l'impegno del governo a chiudere la partita dei contratti del Pubblico impiego e dei medici. Tutto mantenendo la stabilità dei conti pubblici. «L'Italia ha sempre rispettato il limite del 3%», dice Berlusconi nel giorno in cui Almunia conferma l'apertura di una procedura di infrazione. Va contenuta la spesa - dice Berlusconi - con «criteri di controllo premiali». «Lo scopo finale - spiega ancora Guido Crosetto - è quello di arrivare a bilanci per obiettivi invece che per autorizzazioni di spesa. Hai avuto tot per ottenere questo. Ce l'hai fatta? Bene, avrai altri soldi. La qualità della spesa invece della quantità».

Alessandro Cecioni