Truffa milionaria, l'inchiesta è chiusa

PAVIA. Arriva ad una svolta giudiziaria la complessa vicenda di Fabrizio Piovani, il cinquantatreenne consulente di Pavia già dipendente della prestigiosa «Banca Ponti» di Milano e che è accusato di aver gestito irregolarmente decine e decine di investimenti finanziari impossessandosi, secondo le accuse, di circa un milione di euro. Nei confronti di Piovani, ora, è stato emesso dal pubblico ministero di Milano, Paola Ortolan, l'avviso di chiusura delle indagini che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio per truffa e falso. Le indagini, condotte dai militari della Guardia di Finanza di Milano, erano scattate dopo che alcuni clienti del funzionario (sono oltre 60 i presunti truffati) si erano accorti di avere i conti correnti prosciugati. Lui, difeso dall'avvocato Graziano Lissandrin di Pavia, aveva poi promesso, nei limiti del possibile, di rimborsare le somme ai clienti presunti truffati.
Tra le tante vittime del consulente finanziario pavese, la cui vicenda è contenuta in un insieme di procedimenti civili, vi è anche un ex-dirigente pubblico in pensione, pure lui residente a Pavia, che avrebbe visto «sparire» circa cinquecentomila euro dai suoi conti correnti, soldi che - secondo le accuse - Piovani avrebbe prelevato senza autorizzazione dai conti correnti.
«La Banca Ponti - sostenne l'avvocato Massimo Marmonti, che rappresenta gli interessi dell'ex-dirigente - durante il procedimento civile ha ammesso che Piovani, che era alle sue dipendenze, aveva 'spalmato" i soldi del mio assistito su altri conti correnti, insomma conferma che il denaro sottratto è finito ad altri correntisti. Non solo. La Banca Ponti (che ha sempre sostenuto di non essere al corrente di tali operazioni irregolari del suo dipendente, ndr) si è costituita in giudizio sul presupposto, sostenuto da una specifica perizia calligrafica, che i prelievi dal conto corrente del mio cliente sono avvenuti tramite falsificazione della sua firma. Fabrizio Piovani era stato per anni e anni un ottimo e corretto consulente finanziario. Almeno fino al 1999-2000, i suoi clienti alla Banca del Monte di Credito (oggi Banca Regionale Europea) erano soddisfatti: gli investimenti erano buoni (ed efficaci), sui conti correnti gli interessi non si facevano attendere. Cosi, molti clienti di Pavia lo avevano seguito (e insieme a loro i soldi) alla Banca Ponti, peraltro un istituto di credito notissimo. Piovani, però, per ragioni ancora di difficile comprensione, aveva iniziato a gestire in modo a dir poco «allegro» i conti correnti e questo all'insaputa della banca.
In seguito anche Banca Ponti aveva sporto denuncia e il bancario era stato sospeso. Piovano, secondo le accuse che dovranno trovare conferma al processo - si sarebbe spesso fatto consegnare dei moduli in bianco oppure li avrebbe falsificati per rassicurarli sul buon esito delle operazioni, nonostante le ingenti perdite. Per qualche tempo aveva nascosto la situazione spostando il denaro da un conto su un altro dove si era creato il buco. Le indagini hanno accertato che l'ex funzionario avrebbe mosso flussi di denaro per oltre cinque milioni di euro. Parte di quei soldi sarebbero transitati, per essere investiti in titoli ad altro rischio, su conti correnti in Svizzera. (f. ma.)