«Mi ha difeso con forza»

CITTA' DEL VATICANO.Rocco Buttiglione, ministro delle Politiche comunitarie, ora piange. Abbraccia il suo portavoce e poi si asciuga le lacrime. «Ratzinger» dice quando il cardinale Protodiacono pronuncia «Iosephum».
«E' uno degli uomini più colti e ha la capacità di trasmettere all'Europa il senso della sua storia», dice Buttiglione parlando di Papa Benedetto XVI. Le radici cristiane, insomma. Fra i ministri e i politici Rocco Buttiglione è quello che arriva per primo in piazza San Pietro. Il comignolo della Cappella Sistina sparge ancora fumo bianco.
Emozionato?
«Si, è la prima volta che assisto alla proclamazione di un Papa».
Cosi in fretta, come ha fatto?
«Ero in macchina, stavo già venendo qui quando è arrivata la notizia».
Parla scivolando fra la gente, cercando di raggiungere una posizione centrale. Lo riconoscono, gli stringono la mano. Una pellegrina polacca chiede di potersi fare una foto con lui, il ministro acconsente, la saluta in polacco. Ancora il nome del Papa non è stato comunicato.
Se si è fatto presto significa che è Ratzinger?
«L'importante è che sia un Papa santo», risponde.
Qualcuno sposta le tende dietro la finestra del terrazzo, al centro della facciata di San Pietro. La folla acclama, ci sono moltissimi giovani. «Vede - dice Rocco Buttiglione - dicevano che Giovanni Paolo II aveva dato forza solo alla sua immagine. Guardi questa gente, Wojtyla ha donato forza alla fede del popolo». Ecco il Protodiacono: si, il Papa è Ratzinger.
Crede che sia il Papa giusto in questo momento?
«Si, è un uomo del Concilio, quel Concilio che Paolo VI ha portato avanti fra grandi difficoltà e che Giovanni Paolo II ha seguito».
Questo sul Concilio e Giovanni Paolo II non è un giudizio molto condiviso.
«Perché sbagliano. Il Concilio è stato l'asse fondamentale dell'attività di Giovanni Paolo II, prima come vescovo, poi come Papa. Ratzinger continuerà su questa linea».
Che uomo è?
«E' il più grande teologo vivente, l'ultimo teologo europeo dopo Henri De Lubac e Hans Urs Von Balthasar. Ha una grandissima cultura».
I suoi rapporti con lui?
«E' quello che si è esposto di più per difendermi nel caso della nomina a commissario europeo».
Chiuso un conclave se ne apre uno laico. Non raccoglie: «Non ora». A una giornalista francese, in francese, l'unica risposta: «C'è una crisi, non so se sarò ancora ministro».