Ore 13: la terra trema ancora al Brallo
BRALLO DI PREGOLA. La terra torna a tremare all'ora di pranzo. Una scossa con 3,8 di magnitudo (pari al quinto grado della scala Mercalli) che all'una di ieri pomeriggio è stata avvertita al Brallo e nei centri vicini. Nessun danno a persone o cose, ma tanta paura e preoccupazione, per un fenomeno che si ripete, con maggiore intensità, a soli cinque giorni dall'evento di mercoledi scorso.
L'epicentro è stato di nuovo individuato nella zona al confine fra le province di Pavia e di Piacenza, esattamente fra Bobbio, Corte Brugnatella e Coli. Gli strumenti dell'Istituto nazionale di Geofisica e vulcanologia hanno rilevato la scossa alle 12,59 quando molte persone erano a pranzo. «Le sedie e i tavoli hanno tremato», racconta il sindaco del Brallo, Bruno Tagliani, che a quell'ora si trovava a Varzi. Paura, si, anche perchè due scosse in meno di una settimana non sono un fatto facilmente digeribile. Ma niente danni, nè richieste di intervento o chiamate allarmate al centralino dei carabinieri e a quello dei vigili del fuoco. L'assenza di conseguenze tangibili è stata confermata anche dalla sala operativa del Dipartimento della Protezione civile.
Resta, tuttavia, l'impatto psicologico di un doppio evento a distanza troppo ravvicinata per non lasciare strascichi. «La preoccupazione più grande è proprio questa - annuisce il sindaco - Due scosse in pochi giorni possono produrre tracce invisibili, ma non per questo meno pesanti». Il timore è che nella popolazione si insinui un senso di insicurezza, se non di vera e propria paura. Il lato positivo è che entrambi gli eventi sono stati di bassa intensità, non tali da provocare lesioni strutturali o addirittura crolli. Potrebbe trattarsi, dunque, di semplici fenomeni di assestamento, destinati a ripetersi anche in rapida sequenza ma senza gravi conseguenze. Un'analisi proposta dal geologo Giancarlo Guado: «Sono scosse che fanno parte della normalità - aveva detto dopo l'evento della sera di mercoledi 13 - in considerazione del fatto che lungo l'asse dell'Appennino c'è la famosa faglia Villalvernia-Varzi. Il susseguirsi di piccole scosse è anzi una sicurezza per chi abita in queste vallate, poichè cosi l'energia si scarica pian piano e non si accumula». (r.lo.)