Giulietta e Romeo visti da un'altra prospettiva
PAVIA. Ogni balletto ha una sua storia alle spalle."Romeo e Giulietta" possiede molte anime: quella italiana delle sue origini narrative (la Verona gotica di Matteo Bandello), quella inglese della perfetta drammaturgia shakespeariana, infine quella russa della prima coreografia varata nel 1940 da Lavrovsky con la musica di Prokofiev e seguita da un veemente, opulento, incalzante processo d'accumulazione di versioni diversificate, più o meno convincenti.
In tale contesto si inserisce quella che, alla fine degli Ottanta, Fabrizio Monteverde studiò appositamente per lo scomparso Balletto di Toscana, dandone una lettura anomala e spregiudicata. Il coreografo ha, infatti, reinventato il terribile racconto, passionale e tragico, della coppia impossibile per antonomasia, rovesciandone la prospettiva. Già l'inversione del titolo -"Giulietta e Romeo" (proprio con"Giulietta" collocata al primo posto) - annuncia da subito l'accentuazione del carattere femminile dell'opera, in cui l'autore, abbandonati gli stilemi ai quali il pubblico é stato abituata dal balletto classico, pur senza tradire la partitura ed il testo, ma anzi rispettandone fino in fondo le necessità, ha deciso di raccontare i sentimenti di questa storia con quel linguaggio asciutto che è diventato la sua cifra artistica. Non solo. Ha trasferito 1'ambientazione dalla ghibellina città areniana del Duecento in un Mediterraneo solare, caratterizzato da secoli di tradizioni immobili, che, aiutate dalla natura della gente, si sono trasformate in sentimenti follemente estremi: l'amore assoluto, al quale si oppone, senza che vi sia possibilità di redenzione per nessuno, l'odio viscerale di un mondo imp1oso, diviso in due, scandito dai tempi di una faida bestiale eretta a regola di vita. L'incedere maestoso e cadenzato, le note trionfali o i delicati passaggi intimisti della musica prokofieviana commentano il nascere, lo sbocciare e il tragico concludersi dell'amore tra Giulietta e Romeo, giovani appartenenti a famiglie rivali. Lei è una ragazza coraggiosa ed anticonformista, che si scontra con la mentalità del piccolo paese in cui vive insieme ai genitori. Lui è, invece, solitario ed introverso, ma aperto alle seduzioni che l'amore gli offre, pronto a seguire la sua compagna con ingenua curiosità.
La lite tra Tebaldo e Mercuzio segna l'inizio della fine, di un insano gioco al massacro. L'amico di Romeo muore con languido abbandono in un autentico bagno di sangue. Romeo si vendica, diventa assassino ed è costretto a fuggire. Tutto, in breve, precipita. Giulietta, per raggiungerlo, simula la morte con un finto veleno, complice Frate Lorenzo. Romeo non viene avvisato in tempo dell'inganno, e si dispera. Uccide anche Paride, venuto a prendere il corpo della promessa sposa, poi si avvelena davvero. A Giulietta, risvegliatasi, non resta che togliersi la vita."Oh pugnale benedetto! Ecco, il tuo fodero è questo: arrugginisci qui dentro e fammi morire!". E su questa frase, non detta ma esplicitata con uguale efficacia dai movimenti della ballerina, cala il sipario su uno spettacolo che brucia i materiali della tradizione, per creare qualcosa veramente di nuovo. (f cor.)
GIULIETTA E ROMEO di Fabrizio Monteverde da William Shakespeare, con Monica Perego, Leart Duraku ed il Balletto di Roma. Oggi (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia.