LE REGOLE PADANE
Silvio Berlusconi vive ed opera in una Costituzione che non c'è ma che governa i suoi pensieri ed azioni. Una Costituzione il cui maestro è Bossi e l'araldo Calderoli. L'articolo uno di questa carta recita: il governo del paese, una volta ottenuto per via elettorale, entra nella proprietà e disponibilità personale del premier. Segue il comma primo: ogni altra regola, parlamentare e politica, decade se il premier cosi vuole. Inoltre il premier resta tale anche se perde la fiducia di parte della sua maggioranza.
I partiti che questa maggioranza compongono sono soci azionari di minoranza e, come tali, incassano i dividendi del successo e del potere ma non decidono della legittimità delle azioni del premier. Il capo dello Stato è, con tutto il rispetto, un sindaco del collegio dei probiviri. Lo Stato è un'azienda che non si fa «scalare» dai partiti e dal Parlamento e che respinge anche l'Opa degli elettori quando questa sia ostile. Con queste regole «padan-brianzole» e non con quelle «romane» della Costituzione ancora vigente, si regge e si guida il paese.
Quindi, anche se un pezzo di governo si è dimesso, il premier non si dimette. Quindi, se un partito di maggioranza chiede di cambiare programma e ministri, lo si tratta da insubordinato. Perdonabile se ritratta, altrimenti lo si stritola. E tutto in nome del popolo, anche se il tutto avviene nel giorno in cui il popolo votante continua a dire ovunque in Italia che non ci sta più. Quindi il premier le cui liste perdono ogni elezione, i cui alleati chiedono la crisi di governo, andrà in Parlamento a raccontare che vuole continuare come prima, più di prima, perchè i sondaggi gli annunciano il ritorno di tre milioni di voti, cosi come per quattro anni lui stesso ha annunciato la ripresa economica.
E che gli insubordinati pieghino la testa. Non è solo un azzardo spericolato, è l'identificazione della democrazia con la legge del più forte con l'aggiunta, tutta berlusconiana, che lui resta il più forte anche quando non lo è più.
Nonostante questa Costituzione privata cui Berlusconi si ispira, dovrebbe lo stesso finire con qualcosa che si veste e si trucca da accordo e invece è uno stare insieme in ceppi, legati mentre la casa viene giù, sperando che cada in testa al vicino. Non dovrebbe essere altrimenti perchè il centro destra non può permettersi elezioni anticipate cui vada con liste diverse e divise. Con il voto maggioritario sarebbe una carneficina. Tranne che per la Lega, secessionista nel territorio e nella cultura civile. Se Berlusconi non passa, è Bossi che ci guadagna e che resta comunque il regista del copione che il grande leader mette in scena.
L'aveva promesso e minacciato: «Non vi libererete di me tanto facilmente». Sembrava rivolto all'opposizione e invece era diretto a tutti gli italiani che nutrano questo desiderio. Aveva torto Montanelli: non è bastato il suo governo perchè gli italiani si vaccinassero da Berlusconi. Questo è accaduto ma Berlusconi è come l'influenza, ritorna sempre sotto forma mutata. Bisogna farsela tutta e sperare di non avere un organismo debilitato. Ma prima hanno steso l'economia e ora stanno applicando la stessa cura alla democrazia parlamentare. E' questa la «bella sorpresa» annunciata ieri sera con fierezza dal premier.