«Sono tornata guarita da Lourdes»
BEREGUARDO. «Non credo di amare Dio più di quanto non l'abbia amato prima, persino nei momenti di sofferenza». E la sofferenza è stata davvero tanta per Danila Castelli, 59 anni, 4 figli, 4 nipoti, moglie del ginecologo del San Matteo Sadig Ershadi. Operata otto volte, tanti ricoveri in Rianimazione e una malattia gravissima di fronte alla quale i dottori avevano allargato le braccia, impotenti. La sua vita era un inferno fatto di crisi fortissime, medicine somministrate a dosi massicce senza le quali non stava più in piedi e una sola certezza: un futuro breve davanti a lei. Poi sedici anni fa il viaggio a Lourdes, il bagno nella piscina dei malati e, al ritorno a Bereguardo, ha smesso con le medicine: non le ne aveva più bisogno.
Nell'agosto dell'89 ha affidato la valutazione della sua situazione agli organi ufficiali della Chiesa e l'istruttoria sul suo caso, documentato da cartelle mediche, è stata iniziata dal Bureau medical di Lourdes, l'organismo che riunisce medici di tutte le religioni e che ha facoltà di dare un parere sui segni prodigiosi. La parola miracolo, non è nel suo linguaggio. Anzi, lei non vorrebbe neppure raccontare. Teme di mettersi in mostra. Eppure la sua testimonianza su quel Papa che, sofferente, resta accanto ai fedeli fino all'ultimo, ha un senso.
Che messaggio le ha trasmesso Wojtyla, soprattutto nei suoi ultimi mesi?
«Per me è stato, per una vita, un modello di santità evangelica. Mi ha sempre dato la certezza che la santità è possibile anche in un mondo come quello di oggi, purchè si spalanchino le porte a Cristo e lo si lasci entrare nella propria vita. Mi ha dato la speranza che è possibile sopportare difficoltà umanamente intollerabili se si decide di fare di Cristo il compagno del proprio cammino e si cerca la sua parola come guida».
E' stata la fede a sostenerla nei momenti più duri?
«Si, senza il Signore non ce l'avrei mai fatta. Ho lottato finchè i medici me ne hanno data l'opportunità, non sottraendomi a niente nè a cure, nè esami, nè interventi perchè ero innamorata della vita che ritengo un dono prezioso».
Un regalo che lei ha ricevuto quasi due volte.
«Certamente, ma è anche un dono che si riceve ogni giorno».
Ma lei ha avuto in più un futuro insperato.
«Si, un talento in più da mettere a frutto. Non ho mai pensato di fare cose grandi, solo di vivere il mio quotidiano in semplicità, rimanendo disponibile ad offrire le mie capacità, il mio amore nella mia casa, tra la gente, con chi ha bisogno. Non ho ricevuto un biglietto della lotteria, ma un input in più nel cammino con Cristo, quel Cristo che comunque porta la croce e si offre per aprire all'uomo orizzonti di vita senza fine».
Quanti dubbi ha avuto nel vedersi guarita?
«Quando ero nell'acqua, ho pregato e la conferma di ciò per cui avevo implorato l'ho avuta subito. Certo, ci sono stati dubbi: sono una persona normale e davanti a fatti che razionalmente non si spiegano si ha paura, timore di sè. Ma dentro di me sapevo con certezza di aver ottenuto in dono cià che spiritualmente desideravo (la pace del saper offrire e del perdonare tutto e tutti), prima ancora di accorgermi che fosse cambiato qualcosa nella mia situazione clinica».
Il Papa ha detto che la Madonna l'ha salvato da quella pallottola, ma il suo destino di sofferenza non gli è stato risparmiato. Quale destino le ha riservato la vita, dopo quel viaggio a Lourdes?
«Cerco di scoprire ogni giorno cosa il Signore voglia da me. Ero andata a chiedere la pace e di porre termine a tanto patire che pesava sui miei cari, se la mia fine era nei suoi disegni. Ho accettato con gioia la vita e cerco di viverla in pienezza. Quello che è avvenuto a Lourdes è straordinario e ordinario allo stesso tempo perchè non è stato altro che un momento più forte e più intenso di dialogo tra me creatutra e il mio Signore. Per me è stata solo una testimonianza in più del fatto che Dio cammina con noi. Lo sapevo, però questo è riuscito a rendere più forte la mia fede».
Ora fa da guida ad alcuni gruppi di ascolto del Vangelo. E questa la sua 'missione"?
«No. Sono solo convinta che il poter approfondire e condividere con altri la Parola che è stata per anni unica mia ancora di salvezza sia una fortuna grande. In questo senso vedo proprio un esempio perfetto nella figura del Papa. Lui l'ha fatto davvero per tutta la vita con entusiasmo, con coraggio e con tenacia».
Ci sono guarigioni inspiegabili attribuite a Papa Wojtyla descritte in un dossier che in questi ultimi giorni va gonfiandosi a dismimisura in Vaticano. Secondo lei il miracolo oggi è possibile?
«Non sono una teologa, nè un'esperta in materia. Da cristiana, dico solo che se Cristo è vivo, e di ciò io sono certa, opera oggi e per sempre per la nostra salvezza anche in modo straordinario, nella sua libertà infinita».