Senza Titolo
VOGHERA. Torriani e la sua nuova giunta: i conti stanno quasi per tornare. Quasi: servono ancora due, o tre colpi di lima e lunedi i giochi politici dovrebbero essere chiusi. E sulla giostra dei papabili per una delega assessorile è salito di forza nelle ultime ore Graziano Percivalle dell'Udc. Per lui si profila la poltrona «pesante» del vicesindaco. Ma non finisce qui.
L'Udc chiede e trova spazi: non ha forzato sulle due deleghe come sembrava prevedibile, ne ha chiesta invece una qualificante. Graziano Percivallesarebbe l'uomo del caso per esperienza politica (ex sindacalista) e amministrativa (è funzionario del Comune). Mentre l'Udc chiude su un posto in giunta (riservandosi, comunque, le opzioni su altri incarichi negli enti comunali), An deve far quadrare il proprio cerchio. An e Udc, ovvero le forze premiate dal voto amministrativo di quindici giorni fa. An ha riunito ieri sera il proprio direttivo, terminato a tarda ora per discutere, pare, di una doppia possibilità politica: due posti d'assessore oppure un posto d'assessore e la vicepresidenza dell'Asm. I papabili? Tre nomi in linea di massima: Vincenzo Giugliano, Attilio Baglio(assessore uscente) e, non si esclude, l'irrompere sulla scena di una new entry, ossia Achille Cesterche ha legato la sua corsa elettorale a quella, per le regionali, di Vittorio Pesato. Tre nomi, due posti. E la Lega vogherese che c'azzecca in questo schema che vede l'asse An-Udc all'apparenza in primo piano? Luigi Frontiavrebbe allentato nelle ultime ore la pressione sulla poltrona di numero due in giunta. Scelta tattica per far uscire allo scoperto l'Udc o decisione definitiva? Lo si vedrà. Al momento si delinea per la Lega un posto d'assessore a nome Fronti e la presidenza del consiglio comunale destinata a Giancarlo Gabba, assessore uscente alla Cultura. Si pensava che il posto fosse destinato a Delio Todeschini, assessore provinciale. Cosi non sarebbe. Todeschini potrebbe mirare ad altre scadenze politiche e amministrative. E si arriva cosi in casa Forza Italia. Il segretario Giampiero Roccareduce dal direttivo dell'altra sera non proferisce verbo. Ripete che il clima è disteso. E lo si può capire: le anime turbolente del partito anche se non in modo esplosivo qualche inquietudine la covano in seno. Meglio sopirle in attesa di definire l'accordo finale. I forzisti avranno cinque o sei posti in giunta. I sicuri sono noti da giorni. A partire da Daniele Salernoche è riuscito a suon di voti a ricacciare indietro le riserve espresse da chi, sia in Forza Italia e, soprattutto, nella Lega non ha visto di buon occhio certe sue «tracimazioni» in campi di competenza dell'allora assessore Gabba. Ma Salerno la sua quota di visibilità creativa l'ha fatta fruttare eccome. Sicuro Salerno, sicuro Paolo Beccariaforte di un'antica abitudine alle campagne politiche. Sicuri, ma non sicurissimi gli ex assessori Francesco Escolie Elio Rosada. Anzi, meno sicuro quest'ultimo. L'interrogativo è d'obbligo dopo che, voci insistenti, raccontano delle credenziali emergenti di Massimo Maiola, titolare di un noto laboratorio d'analisi. Consigliere uscente gratificato da 188 preferenze. Se la matematica è la pregiudiziale decisiva Maiola vanta una manciata di voti (otto) più dello stesso Rosada. E si entra infine nella «palude» di nomi sui quali non esistono ancora convergenze. Riuscirà ad esempio a scardinare i veti sul suo nome Maurizio Schiaviche deve pagar dazio per il fatto di aver da un lato «frustato» la giunta sul piano palasport e dall'altro di aver sostenuto Francesco Fiori, da tempo spina nel fianco dell'area Torriani? Il dilemma per il segretario Rocca è chiaro: lasciando fuori Schiavi si tornerà a doversi contare prima di ogni decisione che conta? E quale destino amministrativo è riservato a Luigi Bassaneseche, con sorriso sornione, fa capire che tutto può ancora accadere? Ma l'ultima parola in questa partita di nomi e cognomi (e voti) spetta a Torriani, il fattore «A», che con i suoi 1.400 voti in più rispetto alla somma dei partiti della maggioranza che lo sostiene, qualcosa vorrebbe poter decidere in proprio. Magari fosse un assessore in pectore.