Furto e riciclaggio, arrestato a Modena

CHIGNOLO PO. Una banda specializzata nel far sparire il carico dei camion ed allo stesso tempo, come copertura, veniva denunciata una falsa rapina per giustificare la sparizione. A lungo andare la sicurezza delle centinaia di truffe andate a buon fine li ha traditi: hanno commesso un errore che ha permesso alla Polizia Stradale d'intercettare il filo che li ha portati nel cuore dell'organizzazione. Tra gli arrestati c'è anche Adriano Zanni di Chignolo Po. E' responsabile di un centro di raccolta di pallets.
La vicenda è iniziata circa un anno fa grazie all'iniziativa di un camionista.
L'uomo si presenta alla Polstrada di Modena Nord e denuncia il furto. Nella sede del distaccamento, quando sentono la sua versione, non sono molto disposti a credere a quello che l'uomo sta raccontando; i poliziotti ascoltano, trascrivono e salutano. In breve tempo dopo alcuni riscontri si accorgono che la versione del camionista presunto rapinato fa acqua da tutte le parti.
Al contrario, vengono fuori indizi che collegano l'autista a una ditta di Piacenza, la 'Europallets", specializzata nella fabbricazione e vendita delle piattaforme di legno su cui vengono caricati i carichi di merce sfusa.
Di qui scatta la grande caccia a tutti i membri della gang che avevano allestito un sistema sino ad allora perfetto - in apparenza - per far soldi.
Tra i nove arrestati ci sono anche padre figlio, rispettivamente di 58 e di 30 anni, originari del napoletano. Secondo la polizia stradale di Modena erano i finanziatori dell'operazione ed erano anche impegnati nell'investimento dei guadagni in atre attività illegali.
Le ordinanze di custodia cautelare hanno anche riguardato tre titolari di centri di raccolta pallets e bancali. Tra questi, oltre ad Adriano Zanni di Chignolo, ci sono anche il milanese Maurizio Gatti, 39 anni, Giovanni Falchi, di Castelsangiovanni, 40 anni, tutti titolari di centri raccolta pallets e infine Giuseppe Rocco Micheli, 44 anni, di S.Angelo Lodigiano, infiltrato in una ditta di logistica.
L'organizzazione reinvestiva i proventi del furto e del reciclaggio di merci soprattutto nell'acquisto di immobili. In provincia di Piacenza era stato acqusitato un capannone che era stato pagato la bellezza di 800 mila euro in contanti.