Il giorno più lungo di Follini


ROMA.Marco Follini è alla sua prova più difficile. L'Harry Potter della politica italiana è tornato a sfidare l'avversario più grande e grosso. Per ora non l'ha convinto né spaventato, e ora dovrà sfoderare quel po' di potere che ha e soprattutto un po' di coraggio, se ne ha.
La prova più difficile il segretario dell'Udc l'affronterà oggi davanti alla direzione del suo partito. Dovrà convincere i suoi a seguirlo sulla linea dura fino, se necessario, alle estreme conseguenze dell'uscita dal governo e dell'appoggio esterno. Un'ipotesi rimbalzata ieri per tutta la giornata, ma di fronte alla quale Berlusconi lo ha provocato: io vado avanti per la mia strada, voi fate quello che volete.
Il Cavaliere punta soprattutto a soppesare la reale pericolosità degli odiati «democristiani». Da mesi lavora ai fianchi Follini, cercando rapporti privilegiati e alleanze nell'Udc, nel tentativo evidente di isolare Harry Potter per privarlo di ogni potere e renderlo innocuo. Fra le fila centriste ha ottenuto sicuramente ascolto nel «partito dei ministri». Ovviamente i più preoccupati di fronte alla prospettiva di lasciare le poltrone.
Giovanardi da sempre è il più fedele alle posizioni del Cavaliere. Per quanto riguarda Rocco Buttiglione, già ieri un editoriale della «Discussione» ha ricordato che la Cdu (l'ex partito di Buttiglione poi confluito nell'Udc) è ancora viva e che mentre «altri sono intenti a preparare assurde manovre», Buttiglione continuerà a sostenere Berlusconi e la Casa delle libertà. Mario Baccini, dopo averla tanto agognata, ha finalmente conquistato la poltrona di ministro solo nel dicembre 2004. E ora di tutto sembra aver voglia tranne che di abbandonarla prematuramente.
Certo però che, se oggi Follini dovesse ottenere una maggioranza netta nella direzione del partito, anche i ministri dovranno adeguarsi. O uscire dal partito. La novità è che Harry Potter sembra oggi ben più forte che nel luglio scorso. Tanto che fra i 58 membri della direzione Udc, solo 4 o 5 potrebbero votare un «no» esplicito alla sua linea. Fra questi anche Giovanardi, pronto però ad adeguarsi alla maggioranza.
Già ieri i senatori dell'Udc si sono del resto apertamente schierati sulla sua richiesta di una «crisi pilotata» del governo. Riuniti a Palazzo Madama hanno infatti approvato la relazione del capogruppo, Francesco D'Onofrio, che chiedeva «discontinuità di programma e quindi di governo». E più tardi lo stesso D'Onofrio ha specificato: non basta la richiesta di una nuova fiducia in Parlamento chiesta da Fini e da An: è un passaggio della crisi, ma non la sua conclusione.
E' un altro però l'alleato più forte, quello probabilmente decisivo per puntellare e dare forza alla mossa di Follini. Le indiscrezioni dicono infatti che in questi giorni anche Pier Ferdinando Casini ha rotto gli indugi ed è ora perfettamente in sintonia con il segretario dell'Udc.
E' lui l'uomo chiave di questa crisi latente. L'unico d'altra parte che può credibilmente interpretare la ricerca di un nuovo centrodestra. Un obiettivo che passa per un ridimensionamento di Berlusconi.

Andrea Palombi