Da domani le visite alla tomba di Wojtyla

CITTÀ DEL VATICANO. Le porte delle Grotte vaticane si apriranno domani mattina, alle 7, per i pellegrini in attesa di pregare sulla tomba di Giovanni Paolo II. Lo ha deciso la Congregazione dei cardinali, impegnata ieri nel disbrigo di molte pratiche correnti per la gestione delle spese del Vaticano durante il periodo della Sede vacante. Sono stati anche decisi i nuovi orari per le riunioni, da oggi anticipati alle 9. E sono stati rinnovati i ringraziamenti allo Stato italiano, alla Protezione civile e al comune di Roma per l'assistenza fin qui data ai pellegrini.
Accantonate le questioni temporali, i cardinali hanno «rinnovato insistentemente l'esortazione a tutto il popolo di Dio perché accompagni con intense preghiere questi giorni di preparazione al Conclave affinché lo Spirito Santo assista i cardinali elettori». E' un modo per dire che il successore di Wojtyla sarà il Papa di tutti se tutti si impegneranno nella ricerca di una soluzione unitaria.
Continuano, intanto, le celebrazioni dei Novendiali, i nove giorni delle messe di suffragio. Quella di ieri, officiata dal cardinale Bernard Francis Law, arciprete di Santa Maria Maggiore, ha suscitato qualche polemica. Law è l'ex vescovo di Boston, curia travolta dallo scandalo dei preti pedofili. Giovanni Paolo II a un certo punto lo trasferi a Roma. Molti cattolici americani avrebbero preferito che uscisse di scena e non hanno gradito il ruolo di primo piano assegnato a Law nella celebrazione dei Novendiali.
«Giovanni Paolo II ha seguito il Signore fino alla fine e ora che attende la resurrezione preghiamo perché goda fin da ora il riposo dei beati», ha detto Law nell'omelia, tornando sull'ipotesi di una canonizzazione veloce di Giovanni Paolo II, saltando i cinque anni di attesa previsti dalle regole della Chiesa. Per gli americani è molto importante sottolineare la capacità di aggregazione e di proselitismo di Wojtyla che, ha sottolineato Law, «è stato riflesso nei volti dei giovani pellegrini».
L'eredità di Giovanni Paolo II continuerà a pesare sulla Chiesa per anni, condizionandone la vita sia sotto gli aspetti spirituali che sotto quelli della vita quotidiana. Un esempio, estremamente terreno, è la nuova sistemazione dei cardinali che si apprestano, lunedi prossimo, a entrare in Conclave. I luoghi tradizionali sono stati rispettati solo per il voto, che avverrà nella cappella. Le urne, tre nuovi contenitori costruiti come due piatti appoggiati uno sull'altro e ornati da simboli del Buon Pastore, sono del tutto nuove e hanno sostituito vecchi calici e pissidi. La stufa per le fumate - bianca per il Papa, nera per il fallimento del voto - c'è ancora ma l'annuncio dell'elezione del Papa sarà scandito dal suono delle campane.
Cambiano il luogo del soggiorno dei cardinali e cambia il concetto di isolamento. I porporati alloggeranno nella «Casa di Santa Marta», retta dalle suore di San Vincenzo de Paoli, fatta ristrutturare da Giovanni Paolo II che per una sopraelevazione sfidò la sopraintendenza italiana sul paesaggio e i beni architettonici. Vinse e il risultato è una residenza di grandi comodità, con salotti e librerie in ogni stanza. Mancano solo strumenti di contatto con l'esterno. Niente televisori, telefoni, collegamenti Internet.
Il Papa voleva che i cardinali stessero comodi e cosi sarà, alloggiati nelle 106 suite e nelle camere singole del complesso luminoso e ornato di marmi. A chi andranno le camere singole. Ovviamente, non si sa ma in Vaticano gira una battutaccia: «Ci vanno gli africani». La dice lunga su quanta strada debba fare l'ecumene e sul perché il cardinale Francis Arinze, nigeriano, ha posto un voto a se stesso come papabile. Del tutto simbolico e affidato alla coscienza l'isolamento. I cardinali saranno portati alla Cappella Sistina in pulmino, passando di fronte alla chiesetta di Santo Stefano degli Abissini e lungo la via delle Fondamenta. Nelle ore libere potranno passeggiare nei giardini vaticani e dire messa nelle cappelle private, comunque guardati a vista.