Riposa accanto a due regine


e Lucia Visca
CITTA' DEL VATICANO.La Fabbrica di San Pietro non si ferma mai. Alle 7 di questa mattina il portone della Basilica torna ad aprirsi per fedeli e turisti. I pellegrini, senza più file, potranno entrare e pregare sotto il Baldacchino di San Pietro. Potranno visitare i tesori e i cimeli del cuore della cristianità. Tutti, meno le Grotte Vaticane. Nessuno, per qualche giorno, sarà ammesso nella cripta dove sono state inumate le spoglie di Giovanni Paolo II. Non saranno visitabili, di conseguenza, neppure i resti della necropoli romana e paleocristiana. Resti fra i quali alcuni archeologi hanno localizzato la tomba di San Pietro.
Non perché ci sono lavori. Non perché c'è da costruire un mausoleo. Ma perché quel monumento alla buona volontà che è stato il volontariato della Protezione civile rischia di franare sotto la stanchezza. Esistono i limiti della resistenza umana e i sei giorni trascorsi fra la morte di Giovanni Paolo II e la sua sepoltura hanno messo a dura prova civili e militari, forze dell'ordine e servizi comunali di Roma.
Raccontano di colloqui drammatici, ieri, dopo i funerali del Papa. Piazza San Pietro tardava a svuotarsi e il flusso dei fedeli, a tratti, si invertiva. Chi aveva partecipato al funerale da molto lontano tentava a tutti i costi di guadagnare posizioni, rifarsi dell'attesa. Il commissario all'evento, Guido Bertolaso, aveva già ordinato, con il sindaco di Roma Walter Veltroni, il lavaggio delle strade quando una voce si è sparsa tra la folla: «Domani mattina (oggi ndr) si può visitare la tomba del Papa». Il rischio è di un'altra fila, un'altra coda di ore. E sta anche cominciano a piovere.
Sarebbero perciò diventati caldi i telefoni d'emergenza tra il Vaticano e la Protezione civile. Fino a quando dalla sala stampa della Santa Sede il portavoce Joaquin Navarro Valls annuncia: «Lunedi comunicheremo quando sarà possibile visitare le Grotte Vaticane». Il che significa che l'apertura non avverrà prima di martedi, mentre i Cardinali staranno celebrando i Novendiali, i nove giorni di lutto prima dell'inizio del Conclave, fissato per lunedi 18 aprile. Per questo la macchina dell'assistenza ai pellegrini non ferma del tutto i motori e restano aperti alcuni presidi sanitari nella zona di San Pietro.
Prima di accogliere i fedeli, comunque, nelle Grotte Vaticane andrà compiuto un minimo di lavori. Anche se la sepoltura del Papa è senza monumento, gli operai della Fabbrica di San Pietro devono sistemare in modo definitivo la lastra di marmo di Carrara sotto la quale riposerà il Pontefice. Alla lapide si è lavorato fino a ieri mattina, dopo che solo martedi scorso era stata ordinata a una delle secolari cave delle Apuane. Già si sa, invece, chi fornirà gli addobbi floreali per la cerimonia solenne di intronizzazione del prossimo Papa: una cooperativa sanremese di ex tossicodipendeti e barboni che già in passato ha collaborato con il Vaticano e che sta discutendo gli allestimenti con il maestro di cerimonie monsignor Piero Marini.
La bara di Giovanni Paolo II, dopo la cerimonia funebre, è stata legata con nastri rossi fermati dai sigilli delle autorità vaticane. Poi chiusa dentro una camicia di piombo e in un'altra bara in noce, inumata.
Una targa di bronzo sarà l'unico segno per indicare la sepoltura del Papa nelle Grotte Vaticane. La nicchia scelta è quella che ospitò Giovanni XXIII ed è collocata fra le tombe di due regine: Cristina di Svezia e Carlotta di Cipro. Non distante, riposano gli altri Papi del 1900 e i suoi immediati predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo I.

Natalia Andreani