L'addio e poi la folla si dissolve


ROMA. Cardinali a spasso tra i ragazzi. Sacerdoti con la stola intenti a confessare i pellegrini lungo via della Conciliazione. E ancora tantissimi fedeli in coda per Lui, «il grande» Giovanni Paolo II, in una città che mai è stata al tempo stesso cosi chiusa e cosi aperta.
La folla oceanica che mercoledi sera aveva fatto temere il peggio al Prefetto e ai vertici della Protezione civile si è dissolta nella notte. C'è chi ha rinunciato per stanchezza e chi si è lasciato convincere da una branda e da un pasto caldo offerto ai pellegrini nelle aree attrezzate della capitale. In coda, fra bicchieri di tè, razioni di biscotti e coperte militari, sono rimasti i più tenaci. E quando ieri mattina sono stati riaperti i varchi verso San Pietro la processione è ripresa lenta, senza tensioni. La pausa notturna ha consentito alle forze dell'ordine di riorganizzare le operazioni di assistenza ai fedeli. I pellegrini, decentrati al loro arrivo fra Tor Vergata, il Foro italico e il Circo Massimo, sono stati accompagnati in piazza a piccoli scaglioni. E la coda che ufficialmente si era chiusa il giorno precedente s'è di fatto riaperta. A darle vita decine di migliaia di cittadini polacchi giunti da ogni angolo del paese: con autobus, treni, con qualche aereo speciale, con mezzi privati. Un'invasione pacifica e inarrestabile di giovani, anziani, famiglie, gruppi parrocchiali determinati a portare l'ultimo saluto al Santo padre.
I conterranei del papa sono arrivati a via della Conciliazione a passo di marcia. Poche ore di attesa, non più di cinque, dopo il lungo viaggio attraverso le frontiere. Quasi nulla rispetto alle ventidue ore in coda toccate in sorte ai pellegrini del giorno precedente.
Tra battimani e preghiere a farsi avanti sono stati soprattutto i giovani. Hanno ammonticchiato gli zaini e i sacchi a pelo vicino alle transenne. Ci hanno piantato sopra una canna da pesca con issata in cima la bandiera nazionale listata a lutto. Sul vessillo bianco e rosso, quasi fosse un simbolo di conquista, hanno scritto i nomi delle loro città. E poi, con pazienza e senza il peso dei bagagli, si sono messi in coda per l'ingresso alla Basilica.
Gli accessi alla piazza sono stati richiusi, stavolta per davvero, soltanto alle sei del pomeriggio. Alla fine, però, non tutti hanno accettato di lasciare il quartiere. Tantissimi ragazzi, polacchi ma anche italiani, hanno preferito accamparsi alla meno peggio nelle piazze vicine. «Passerò la notte all'addiaccio. Ma credo che questo sia il solo modo per essere davvero presenti ai funerali del Papa e stavolta davvero non potevo mancare», racconta Dario, arrivato da Gioia Tauro con tanti sensi di colpa per non avere risposto prima alle chiamate di Wojtyla, per avere preferito le vacanze al mare alle giornate della gioventù degli anni scorsi.
Intanto, mentre tutto è già pronto per la cerimonia che si celebrerà sul sagrato di San Pietro, a partire dalla dieci di stamane, tremila sono i fedeli che la notte l'hanno trascorsa vegliando a Tor Vergata. Qui si trovano nove dei ventotto maxi schermi che rilanceranno le immagini dei funerali in diversi punti chiave della città. Altre migliaia di pellegrini, ancora una volta soprattutto polacchi, hanno invece dato vita a campeggi fai da te attorno allo stadio Olimpico e poi ancora sui prati del Circo Massimo. Nessuno sa dire con esattezza quanti pellegrini ci siano per le strade delle capitale. Quel che è certo, a sentire il sindaco Veltroni è che Roma ha ospitato un'altra Roma. Con affetto, calore e solidarietà. Anche di fronte al disagio di una città blindata al traffico privato dalla mezzanotte di ieri alle sei di stasera.

Natalia Andreani