Aggrediti i giovani del centro sociale
VIGEVANO. Prima hanno cercato di sfondare i finestrini dell'auto a sprangate. Poi ci sono riusciti con un martello, usato anche per colpire al petto il pilota. La ragazza seduta accanto è stata ferita dalle schegge di vetro, un'altra picchiata. Nella notte fra sabato e domenica, in viale Industria, «una macchina di compagni antifascisti lomellini è stata attaccata da neonazisti», a quanto pare in trasferta da Vercelli. E' la versione dei fatti fornita dagli attivisti de 'La sede", centro sociale della Cattabrega.
Di quanto è accaduto si starebbe occupando il commissariato, intervenuto con una pattuglia anche subito dopo l'aggressione, avvenuta non lontano dal distributore Tamoil. Secondo gli attivisti de La Sede, il gruppo di ragazzi aggrediti - lomellini ma non vigevanesi - aveva assistito, sabato sera, a un concerto nella sede vigevanese del centro sociale. All'uscita, verso l'una di notte, i ragazzi a bordo dell'auto poi presa a sprangate sarebbero stati seguiti da un'altra macchina, che in viale Industria si è messa di traverso e li ha costretti a fermarsi. Dalla macchina inseguitrice sarebbero allora scesi cinque 'picchiatori", armati di spranghe.
«I danni notevoli alla macchina, ma soprattutto il modo in cui le 'vittime" sono state individuate e aggredite fa pensare a una operazione squadrista, attuata probabilmente per 'vendicare" qual che era successo sabato pomeriggio». Ovvero: «Un ragazzo simpatizzante del 'La sede" si è scontrato, dopo una serie di minacce, con un esponente piuttosto noto dell'estrema destra vigevanese».
E ancora: «Nel primo pomeriggio, gli attivisti avevano trovato la struttura che ospita il centro sociale bloccata da un lucchetto con la chiave spezzata dentro la serratura, agganciato al cancello principale». Questa la versione degli aggrediti: per avere un quadro più chiaro della situazione, si aspetta l'esito delle indagini. Il 2 giugno dell'anno scorso, il capannone del centro sociale autogestito di strada Cattabrega 366, fondato nel 1997, era stato devastato da un incendio doloso: impianto stereo distrutto dal fuoco, muri anneriti dal fumo, porta di ingresso forzata in piena notte, rete di recinzione abbassata. In un passato meno recente, la struttura di strada Cattabrega era stata visitata dai ladri e teatro di altri incendi, molto più contenuti. Tornando a quello del giugno 2004: tre settimane dopo, in città c'era stata una manifestazione, organizzata da movimenti giovanili antifascisti e no global. Obiettivo del corteo: protestare contro l'incendio doloso appiccato nella sede del centro sociale vigevanese, che aveva provocato danni per 13mila euro.
Era stato annunciato l'arrivo di 500 manifestanti, se n'erano poi visti la metà, arrivati dalla provincia ma anche da Milano e Firenze. In una Vigevano con le saracinesche dei negozi abbassate, blindata dalle forze di polizia: 150 fra carabinieri, poliziotti e vigili urbani in assetto antisommossa. Il bilancio della giornata s'era chiuso con molte scritte sui muri a bomboletta spray, qualche petardo, striscioni, cori assortiti e qualche momento di tensione.