Sant'Albino, un'oasi nel deserto

MORTARA.«La via Francigena non sarà mai come il cammino di Compostela: i pellegrini non sanno dove camminare, non c'è abbastanza spirito di accoglienza. Ma si può fare qualcosa: la mia proposta è di contattare i governatori delle Regioni per segnalare lo stato della via Francigena e chiedergli di prendersi carico della sua rivitalizzazione, ciascuno per il tratto di sua compentenza». Padre Nunzio De Agostini, parroco delle frazioni e incaricato dal Comune di occuparsi della chiesa di S. Albino, racconta la sua esperienza di 5 anni di accoglienza dei pellegrini sul cammino che da Canterbury conduceva a Roma e poi a Gerusalemme. L'abbazia mortarese, fondata nel IV secolo, ne era e ne è una tappa. E le regioni interessate a questa sua proposta sono diverse: Valle D'Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia, Toscana e Lazio.
«Nell'anno giubilare, quando si è tentato di riattivare questo percorso, ho ricevuto un centinaio di pellegrini, che ho dovuto accogliere nella casa parrocchiale ai Casoni di S. Albino - spiega padre Nunzio -. All'epoca infatti la struttura di S. Albino, che affianca alla chiesa una sala capitolare ed uno spazio per l'accoglienza, non era ancora pronta. Poi, negli anni successivi, la cifra si è stabilizzata intorno ai 40-50 pellegrini, da maggio a settembre». Non è raro infatti imbattersi nei viandanti che hanno deciso di raggiungere Roma.
«Molti, una volta giunti a Roma, mi hanno scritto: sei stato l'unico a darci un tetto e da mangiare - spiega il sacerdote - tanto che, in qualche caso, ho contattato le case religiose in cui si erano verificati episodi spiacevoli, come quello di un ragazzo spagnolo che non aveva trovato alcuna ospitalità in una casa di suore in Emilia che lo avevano costretto a dormire all'aperto, segnalando che questo non era corretto». Un altro problema resta quello del percorso, argomento su cui vuole coinvolgere le Regioni: non ci sono più tratti di percorso riservato ai pellegrini. Tutto è sommerso da strade ed autostrade. «In Gran Bretagna e Francia qualcosa è rimasto - continua - ma da noi, si cammina solo sulle strade percorse da auto. A Mortara, si potrebbe fare qualcosa, segnalando le strade di campagna tra il centro abitato ed i Casoni, ma poi non c'è nulla, fino a Pavia. Città dove, a un gruppo di pellegrini segnalati da me ai religiosi che li dovevano accogliere, è stato offerto un tetto, ma né un letto né un pasto». (s.m.)