Regge: «Ecco la fisica dopo Einstein»
PAVIA. Il Big Bang è davvero l'ultima frontiera per conoscere l'Universo? Dopo Einstein avremo un altro Einstein? Il fisico Tullio Regge, professore emerito del Politecnico di Torino e uno dei maggiori scienziati viventi, ha calamitato per oltre un'ora l'attenzione di circa trecento persone, soprattutto studenti, al collegio Borromeo per la conferenza sulla Teoria della Relatività.
L'appuntamento faceva parte della manifestazione 'Spacetime in Action", la Settimana Pavese per Albert Einstein. Si concluderà domani a mezzogiorno con la tavola rotonda nell'Aula del Quattrocento, cui parteciperanno il presidente del comitato scientifico Bruno Bertotti, sir Martin Reeves (Astronomer Royal, cioè astronomo della regina Elisabetta) e Michel Spiro (direttore del Commissariat à l'Energie Atomique).
Tullio Regge è stato introdotto da Gianni Bonera del dipartimento di fisica Alessandro Volta di Pavia. Ha iniziato spiegando i tre lavori di Einstein nell''anno mirabile 1905" che rivoluzionarono il modo di vedere la fisica. Il primo fu dedicato alla teoria del moto Browniano: «Fino ad Einstein, il tremolio di certe polveri osservato dai biologi era attribuito a un supposto soffio vitale della glicerina. Ma l'allora ventiseienne impiegato dell'ufficio brevetti dimostrò che le molecole del fluido si muovevano per il calore». Il secondo articolo fu quello sull'effetto fotoelettrico e gli valse il Premio Nobel nel 1921. «Il futuro scienziato ipotizzò che la luce fosse costituita di fotoni, cioè quanti di luce dotati di energia e di frequenza. Einstein poneva fine cosi alla controversia sulla natura della luce, ipotizzando che essa fosse insieme particella e onda a seconda del punto di osservazione. Sembrava un'idea incomprensibile, ma è diventata il fondamento teorico della nostra concezione della materia».
Il meglio, però, Tullio Regge lo ha dato per spiegare il terzo fondamentale articolo di Einstein: la prima formulazione della Teoria della Relatività Speciale. «Il suono - ha detto Regge - viaggia a 300 km al secondo: se c'è vento, questa velocità aumenta di una misura pari alla velocità del vento, mentre se il vento soffia in direzione contraria, il suono tende a comprimersi verso la fonte che lo emette. Prima di Einstein, i fisici credevano che la luce avesse il medesimo comportamento del suono e andavano pertanto alla ricerca di ciò che veniva detto l''etere", cioè il presunto spazio di movimento della luce. Ma Einstein sconvolse queste ipotesi e introdusse sotto una nuova luce il concetto dello spazio-tempo. Egli disse, in sostanza, che la velocità della luce (pari a 300 mila chilometri al secondo) non è comprimibile, che lo scorrere del tempo dipende da chi osserva, che spazio e tempo si possono mescolare e che il tempo non procede sempre alla stessa velocità. Era la prima formulazione del relativismo».
Regge ha mostrato, a questo punto una sua famosa elaborazione grafica, quella delle teste dei gemelli che si muovono su una scacchiera. Una testa sta ferma e l'altra fugge verso destra: quando più si muove tanto più il profilo si schiaccia. «Noi non ce ne possiamo accorgere - ha osservato Regge - ma la realtà è che, in base alla relatività, il tempo per l'osservatore che è in viaggio scorre più lentamente». Se una persona resta a casa e il fratello gemello parte per un viaggio di alcuni mesi nel cosmo, questi al ritorno sulla Terra sarà impercettibilmente più giovane dell'altro, cioè avrà vissuto un tempo rallentato».
Regge ha poi spiegato che nel 1916 Einstein applicò la sua prima teoria all'Universo, elaborando la Teoria della Relatività Generale. E qui commise alcuni errori: ad esempio, immaginò un Universo immobile e statico con le galassie tendenti ad attrarsi, mentre poi si è dimostrato che le galassie fuggono. «Nessuno può prevedere il futuro dell'Universo - ha concluso Regge - e non credo si arriverà mai a formulare una teoria del Big Bang. C'è chi sostiene che l'Universo si trasformerà in maniera drammatica, che gli attuali ammassi di galassie finiranno per spegnersi per dare vita a muovi super-esseri galattici sempre più grandi e sempre più freddi. Infinito vuol dire che qualunque oggetto esiste da qualche parte dell'Universo: il problema è poterlo osservare da una distanza sufficiente». Avremo, dunque, un altro Berlusconi e un altro Prodi sperduti in qualche post-galassia?