Storace: contro di me un linciaggio mediatico


ROMA. «Contro di me c'è un linciaggio vergognoso che ha precise responsabilità politiche. Rischio la vita per colpa dell'Unità». Senza più alcuna certezza su una vittoria che sembrava scontata, Francesco Storace passa al contrattacco e convoca una conferenza stampa per denunciare un fatto «gravissimo». Di cosa si tratta? Davanti ai cronisti il governatore del Lazio dice di sentirsi bersaglio di una sinistra che è «la più faziosa D'Europa» e denuncia la «vergogna» di un giornale sul quale vengono pubblicate cose «false». Il giornale in questione è L'Unità e l'articolo è un'intervista a Mario Limentani, lo stesso ex deportato che lo ha contestato alle Fosse Ardeatine.
Limentani racconta di essere stato portato dal padre di Storace nella casa del fascio, nel 1941, ed essere stato picchiato. Il governatore è furioso, annuncia di aver querelato Antonio Padellaro, direttore dell'Unità, legge un brano dell'intervista e poi aggiunge: «Mio padre non può smentire perché è morto nel 1999. Io non me la prendo con Limentani, vista l'età che ha. Ma trovo indegno che un giornale comunista non controlli ciò che pubblica. Voglio solo precisare che nel 1941 mio padre aveva 12 anni e viveva a Sulmona».
Il governatore chiede provvedimenti contro il direttore dell'Unità («Non è degno di fare questo mestiere») e informa i giornalisti di aver sollevato il problema davanti alle massime istituzioni: «Oggi ho parlato con il Quirinale, con il presidente del consiglio, con i presidenti di Camera e Senato e con il rabbino capo di Roma». Nella sala conferenze della stampa estera la tensione sale alle stelle. Storace sa che questa volta la ragione è dalla sua parte e chiede le dimissioni di Padellaro e della giornalista dell'Unità, Luana Benini. Il vento è a favore e il governatore si lascia trasportare. Dice che hanno «insozzato» la memoria del padre per scatenare i «peggiori estremisti» contro di lui e poi affronta il capitolo delle regionali: «La Mussolini si è presentata solo per far vincere la sinistra». Storace è furioso e dispensa bordate non solo contro la nipote del duce ma anche contro «molti» giudici del Consiglio di Stato «che hanno lavorato con i ministri dell'Ulivo».
Nell'infuocata conferenza stampa una coda polemica riguarda anche Francesco Rutelli. Il leader della Margherita viene evocato da Storace quando i cronisti gli chiedono di commentare la vicenda Laziomatica. Il governatore, che chiama in causa anche Prodi, dice che se si deve fare una indagine sulla privacy ci si deve ricordare che «tutto è cominciato da una lettera di un sindaco di questa città che è l'unico pregiudicato informatico riconosciuto per sentenza». Un'accusa alla quale Rutelli risponde subito con una querela per diffamazione. Ma a tenere banco è l'articolo dell'Unità. Padellaro si scusa con Storace, ma aggiunge di essere pronto a dimettersi solo se il governatore «farà la stessa cosa per la vicenda di Laziomatica». L'autrice dell'articolo sotto accusa, invece, dice di avere la registrazione del colloquio con Limentani. Ma in serata è proprio Limentani a precisare che lui non ha mai detto che a picchiarlo fu il padre di Francesco Storace: «E' vero che fui picchiato, ma non dal padre del presidente della Regione Lazio».
Chi è stato il mandante del falso scoop? Storace non fa nomi ma esclude che possa essere stato Piero Marrazzo («Non ne sarebbe stato capace») e fa capire che i mandanti vanno ricercati nella sinistra. E su questa linea trova la solidarietà di Berlusconi: «Contro Storace c'è stato un linciaggio mediatico e io so cosa vuol dire». Maurizio Gasparri per protesta si autosospende dall'Ordine dei giornalisti, mentre Fini accusa la sinistra di aver «superato i limiti» e Calderoli parla di metodi «ucraini». Di vittimismo di Storace parlano quasi tutti gli esponenti del centrosinistra mentre Veltroni, sindaco di Roma ed ex direttore del'Unità, vede un «gravissimo errore» compiuto in «buona fede».

Gabriele Rizzardi