La fiera della scarpa di Milano si è conclusa per qualcuno comincia a tirare aria di ripresa

VIGEVANO.Si è concluso martedi scorso a Milano, nei padiglioni della fiera del Portello, il Micam, la fiera internazionale della calzatura a cui hanno partecipato anche una trentina di calzaturifici vigevanesi. L'impressione generale è che la manifestazione milanese stia rafforzando il suo ruolo a livello internazionale come fiera della moda, a discapito della Gds di Düsseldorf che si è svolta in parziale sovrapposizione, da giovedi a domenica anzichè da sabato a martedi.
«Alla Gds quest'anno c'erano più aziende cinesi che italiane - ha spiegato Paola Mazzucco del calzaturificio Pepè, specializzato nella produzione di calzature bambino - sul catalogo abbiamo contato 350 cinesi e duecento italiani. Le aziende del made in Italy un tempo erano 600, ma ora molti, soprattutto chi fabbrica scarpe da donna e da uomo, preferisce Milano. Per noi continua ad essere importante l'appuntamento tedesco perchè si trova una selezione qualificata di calzature per bambino, anche se quest'anno c'era poca gente».
Massimo Cerutti, dell'azienda omonima, ha partecipato ad entrambe le manifestazioni: «Da un po' di tempo Düsseldord è in fase di smobilitazione: corridoi vuoti, spazi sempre più ampi. Resterà un punto di riferimento solo per il mercato tedesco e il nord-Europa. Per il resto, chi vuole la moda ormai va a Milano. Per noi questa edizione è stata sufficientemente soddisfacente, anche in considerazione del fatto che produciamo solo l'estivo e qui presentavamo solo i riassortimenti per la stagione calda».
Cerutti sottolinea anche la mancanza al Micam dei clienti dell'area dollaro: «Senza far nulla, l'apprezzamento dell'Euro ha fatto aumentare i nostri prezzi del 50%: i clienti americani e arabi cosi disertano le nostre manifestazioni - aggiunge l'industriale vigevanese -. Senza contare che i cinesi propongono sul mercato prodotti con una politica evidente di dumping, ovvero di vendita sottocosto: sul mercato internazionale ci sono componenti di calzature realizzati in Cina in vendita allo stesso prezzo della scarpa finita di produzione cinese. Una suola e una tomaia costano come una scarpa finita, e questo, normalmente, non è possibile».
Opinioni contrastanti sull'andamento della manifestazione milanese da parte di altri operatori lomellini: tutto bene per il calzaturificio Alberto Zago di Cilavegna, che propone un prodotto per una fascia di mercato medio-alta, ed altrettanto per Branchini, le cui collezioni invernali hanno avuto un riscontro superiore rispetto alle aspettative della vigilia.
Meno contento dell'edizione di marzo del Mical è invece Massimo Martinoli, del calzaturificio Caimar, che è anche membro della giunta esecutiva dell'Anci, l'Associazione nazionale dei calzaturifici italiani che organizza la fiera: «Il Micam? Mi aspettavo qualcosa di più, perché, seppure i visitatori non sono mancati, si sono viste meno presenze delle scorse edizioni. Forse, come è capitato ad alcuni nostri clienti, cadeva troppo vicino alle festività pasquali. In ogni caso la fiera è sana, ed ha ottenuto ottimi risultati non solo nella fascia di prodotto medio-alta, ma anche in quella media e medio bassa. L'Anci ha raggiunto il proprio obiettivo - conclude Martinoli -: il Micam è diventata una fiera di riferimento, perchè qui ci sono i produttori. Altre manifestazioni di cabotaggio minore si fanno dove invece ci sono i mercati».
Simona Marchetti