Pomati sfida gli ex amici della destra
VIGEVANO. Aveva ancora i pantaloncini corti quando ha incominciato a fare politica. E dopo quasi mezzo secolo di militanza nelle file della destra, è ancora li, pronto a dare battaglia, soprattutto ai suoi ex amici di partito, quegli ex missini poi confluiti in Alleanza nazionale, che gli hanno voltato le spalle costringendolo di fatto a restituire la tessera del partito. Giuseppe Pomati, candidato sindaco di 'Alternativa sociale", ha il dente avvelenato, ha giurato vendetta ed ora vuole prendersi una rivincita.
«Il mio obiettivo - dice - è quello di ritornare in consiglio comunale per partecipare alla gestione amministrativa della città, ma soprattutto per rompere le scatole ai grandi 'manovratori del potere"». Il suo nemico 'giurato" è l'assessore Antonio Prati (An), nipote dell'onorevole Franco Servello, che a suo dire avrebbe ordito una 'congiura di Palazzo" nei suoi confronti, spalleggiato da Losurdo, Crovace e Nola, per spianare la strada al nipote.
«Dopo aver trascorso 17 anni sui banchi del consiglio comunale, nel periodo 'caldo" in cui tutti ci sputavano in faccia - ricorda Pomati - nel luglio del 1997, in seguito alla svolta politica che ha portato An nella stanza dei bottoni, fui nominato assessore provinciale (esterno) nella prima giunta Beretta, con deleghe ai trasporti, al territorio e alla protezione civile. Rimasi in carica fino al settembre del 1998, poi mi cacciarono via per agevolare Prati. Con il farmacista Massino Rossi, mio amico e degnissima persona, si comportarono allo stesso modo. Gli promisero la candidatura al Senato, poi, all'ultimo minuto, gli preferirono Losurdo. In pratica cacciarono via chi poteva dare fastidio. La politica non è più seria, adesso contano solo gli interessi personali. I vecchi democristiani erano dei puritani rispetto agli attuali dirigenti di An. Il pesce 'puzza" dalla testa, Fini è il peggiore di tutti, politicamente parlando, e non ha neppure l'umiltà di riconoscere che se non fosse stato per Berlusconi lui sarebbe ancora emarginato all'opposizione».
Ma veniamo ai problemi della città. Com'è cambiata Vigevano?
«Indubbiamente vi è stata un'evoluzione in meglio fino a 4-5 anni fa. Vigevano era ancora laboriosa, si creavano ancora posti di lavoro. Oggi, invece, la gente è triste e preoccupata perchè c'è troppa instabilità, le fabbriche continuano a chiudere, la disoccupazione aumenta cosi come i prezzi».
La giunta Cotta sbandiera l'adozione del nuovo Piano regolatore come un grosso successo che contribuirà a rivitalizzare la città. Cosa ne pensa?
«Sono contento che Vigevano possa finalmente disporre di questo strumento urbanistico, però non sono in grado di formulare un giudizio approfondito in quanto non ne conosco i dettagli».
Cosa manca, secondo lei, a Vigevano?
«E' difficile dare una risposta secca: manca tutto e manca niente. La prima cosa che mi viene in mente è che ci siamo lasciati 'scippare" da Parona la multisala cinematografica. Ennesima dimostrazione dell'incapacità di questa giunta».
Ieri è stata posata la prima pietra del nuovo palazzetto dello sport. Cosa ne pensa?
«La ritengo una spesa inutile, perchè Vigevano non ha più squadre di basket e volley di alto livello in grado di attirare migliaia di spettatori. Tutti quei miliardi stanziati per una struttura che avrà dei costi di gestione pazzeschi sarebbe stato meglio utilizzarli per costruire case popolari di cui la città ha estremamente bisogno. Ma cosa vuole, il palazzetto era una promessa elettorale dell'amministrazione provinciale, tanto è vero che era stato coniato anche lo slogan 'se vuoi il nuovo palaBasletta vota Beretta"».
Quando lei era assessore provinciale, si era battuto per la realizzazione del quarto lotto della tangenziale.
«Certo, un'opera importante, anzi indispensabile per la viabilità cittadina. Il progetto esecutivo era stato approntato fin dal 1998 e l'allora assessore ai lavori pubblici Vittorio Poma assicurò che il quarto lotto sarebbe stato ultimato entro il 2001. Siamo nel 2005 ed hanno realizzato solo 400 metri. Eppure hanno avuto la sfrontatezza di organizzare una specie di inaugurazione, facendosi fotografare tutti schierati in mezzo alla strada. Dovrebbero vergognarsi».
E il nuovo ponte sul fiume Ticino?
«Vale lo stesso discorso. Se ne parla ormai da molti anni, ma l'opera non parte».
Recentemente sono stati inaugurati due nuovi centri commerciali, l'Esselunga e l'Iper Coop. Lei è favorevole o contrario?
«Non va dimenticato che sulla questione dei centri commerciali cadde la giunta Rubini. Adesso li hanno fatti, però bisognava salvaguardare i negozi del centro storico che, uno ad uno, stanno chiudendo».
In che modo salvaguardarli?
«In primo luogo creando nuovi parcheggi e poi aprendo alcune strade dell'isola pedonale al passaggio degli autobus urbani. La gente non va più in centro perchè non sa dove mettere l'auto ed i vigili urbani mandati dall'assessore Prati quotidianamente fanno centinaia di multe».
Però l'assessore Prati si attribuisce almeno il merito di aver resa più sicura la città.
«Ma non facciamo ridire. Ha messo le colonnine Sos che non funzionano ed ha robottizzato la città con una serie impressionante di telecamere. Qualcuno mi sa dire a cosa servono, per esempio, quelle collocate alla Madonna della Neve? Per sorvegliare le banche? Piuttosto sarebbe necessario potenziare l'organico della polizia locale e favorire un miglior coordinamento con le altre forze dell'ordine».
Quanto le costerà la campagna elettorale?
«Non più di tremila euro».
Un'ultima domanda: qual è lo slogan di 'Alternativa sociale" che fa riferimento all'onorevole Alessandra Mussolini e di cui lei è il candidato sindaco?
«Vigevano ai vigevanesi, meno 'prati", più case popolari e investimenti».