L'antica Mesopotamia rivive sul web
PAVIA. «Il Museo di Baghdad fu saccheggiato dall'8 al 12 aprile del 2003. Il 16 i soldati americani ricevettero finalmente l'ordine di intervenire per proteggere gli immensi tesori. Ma ormai erano stati trafugati circa 15 mila reperti e molti altri erano stati sfregiati. Circa 4.000 di essi sono fortunatamente tornati, ma risultano ancora mancanti migliaia di oggetti tra cui i sigilli». Chi parla è Meaad Kadhum Hassan, direttrice del reparto di oncoematologia pediatrica dell'ospedale di Bassora ma anche grande appassionata di archeologia e arte del suo Paese. Il medico frequenta da un mese uno stage al San Matteo, grazie a un accordo tra l'Università e l'ospedale pavese e quello iracheno.
La sua priorità assoluta, e il motivo per cui è in Italia, è la cura dei bambini ammalati di tumore in un Paese distrutto e allo stremo, una tragedia sconvolgente e atroce; ma la dottoressa non manca di dedicare ritagli di tempo della sua permenenza a Pavia a un'altra tragedia del suo Paese, meno raccapricciante ma pur sempre terribile: il rischio di distruzione del patrimonio archeologico dell'antica Mesopotamia, culla delle civiltà di Sumeri, Assiri e Babilonesi.
Meaad Kadhum Hassan era l'ospite d'onore, martedi pomeriggio al collegio Ghislieri, alla presentazione del sito web 'Mesopotamia oggi", disponibile all'indirizzo www.unipv.it/orientpv. Al suo fianco il chirurgo pediatra Giovan Battista Parigi, responsabile Iraq per il Cicops, che è il Centro per la cooperazione allo sviluppo dell'ateneo. Sono intervenuti anche il preside di Lettere Gianni Francioni e il direttore del Cicops e del Master di cooperazione allo sviluppo dello Iuss Gianni Vaggi. Francioni ha sottolineato che «l'Università di Pavia si sta affermando sempre di più come la porta della cultura europea verso il Mediterraneo e l'apertura del sito web sui tesori dell'antica Mesopotamia ne è l'ennesimo esempio».
'Mesopotamia Oggi" è un'iniziativa meritoria del Dipartimento di Scienze delle antichità, sotto la direzione di Clelia Mora. Dottorandi e ricercatori - Alfredo Rizza, Benedetta Bellucci e Raffaella Fasani - hanno allestito, in molti mesi di lavoro appassionato, un sito internet che si propone come una finestra perennemente spalancata su uno dei giacimenti culturali e archeologici più preziosi dell'umanità e oggi più a rischio. 'Mesopotamia oggi" è una miniera unica di documenti, rapporti, discussioni on-line, bibliografia e fotografie. Un pezzo di Iraq millenario la cui memoria Pavia contribuisce a tenere in vita.
«Abbiamo raccolto un materiale assai cospicuo - spiegano Clelia Mora e le due dottorande - Talvolta anche in modo avventuroso, come quando abbiamo ottenuto dai Carabinieri di stanza a Nassirya fotografie dei siti antichi scavati clandestinamente. I nostri militari stanno davvero facendo molto per salvare dalla distruzione cosi preziosi reperti». Durante la presentazione sono stati mostrati crateri di bombe a Babilonia.
«Dal 22 aprile 2003 alla fine del 2004 nella zona dell'antica Babilonia, in Iraq - si legge ad esempio nella sezione 'documentazione", che raccoglie articoli, dichiarazioni, rapporti e legislazione internazionale in materia di beni culturali durante le guerre - fu insediato un campo militare Usa. Molte aree del sito archeologico furono asfaltate per permetterne l'utilizzo come piste di atterraggio di elicotteri e parcheggi. Durante tutto il 2004 si sono succedute richieste di allontanare i militari, ma ciò è avvenuto solo recentemente. La presenza delle truppe può avere impedito all'inizio il saccheggio, ma le dimensioni del campo e la leggerezza con cui sono state trattate le rovine hanno provocato danni irreparabili».
Il rapporto è firmato dall'archeologo John Curtis, del British Museum, è stato appena reso noto e ha subito provocato scalpore. 'Report on Babylon" è ora disponibile anche per merito dell'Università di Pavia. Preziosa e abbondante è la raccolta di fotografie. Nella sezione 'città" si può cliccare sulle otto città dell'antica Mesopotamia: Ninive, Nimud, Assur, Babilonia, Isin, Uruq, Ur, Eridu. Per ognuna compaiono la storia, gli scavi effettuati, i reperti più significativi, la bibliografia e le immagini. Alcune foto documentano gli scavi e le opere murarie di Saddam Hussein a Babilonia e negli altri siti, di nessun pregio e usate dal dittatore per mostrarsi campione della cultura davanti al mondo.