«Basta progetti a rischio nell'ex Rivol»
SPESSA PO. Stop a progetti a rischio nell'area ex Rivol. A sostenerlo è il sindaco, Giuliano Spiaggi, che si trova a gestire ora il delicato passaggio del recupero della zona, di proprietà comunale, dopo l'immane disastro provocato dall'azienda 20 anni fa e la relativa bonifica. «Quello che è certo - assicura il sindaco - è che minimo si tratterà di un'attività con rischi-zero, se non addirittura di un progetto ambientale vero e proprio». Spiaggi non nasconde le difficoltà di concretizzare quest'ultimo piano, almeno sotto il profilo economico. Mentre la prima soluzione sarebbe più facilmente realizzabile.
«Esiste la proposta di un'azienda privata per costruire nell'area ex Rivol un deposito per materiali inerti, come la ghiaia - svela il sindaco -. Al momento è l'unica soluzione attorno alla quale è iniziata una discussione». «Ma noi vogliamo puntare su un progetto ambientale - ribadisce Spiaggi -. Anche se il deposito non è incompatibile con l'ambiente. In ogni caso, i soldi incassati con l'affitto andrebbero di sicuro investiti a difesa del territorio». Per ora, comunque, non c'è ancora alcuna decisione definitiva, in merito. Il Comune di Spessa, però, punta molto su un progetto a più ampio respiro, il cui disegno è già stato tracciato nei mesi scorsi. Si tratta di un Parco del Basso pavese, una sorta di area protetta, che ha già ricevuto il via libera da una decina di amministrazioni della zona. «Se si riuscisse a realizzare - aggiunge Spiaggi - verrebbero messi dei vincoli ben precisi, con l'obiettivo di tutelare un'area molto vasta». L'area ex Rivol, in questi anni, è stato un pozzo senza fondo che ha ingoiato milioni di euro per la bonifica della fabbrica sorta vent'anni fa a poche centinaia di metri dal Po. Una storia quasi infinita. Quando buona parte della bonifica - almeno quella interna, nei pressi dei capannoni - era stata ultimata, c'era stata la scoperta di nuovi veleni nel terreno circostante, individuati in seguito ad un monitoraggio di controllo da parte dei tecnici della ditta incaricata della bonifica. Nel boschetto davanti alla fabbrica, nascosti dalla fitta vegetazione, erano stati rinvenuti altri bidoni interrati. La definitiva stesura del progetto aveva evidenziato la necessità di ulteriori spese per la bonifica dell'area, gravemente contaminata in vaste zone interne ed esterne all'area a causa di interramenti dei rifiuti provenienti dalle attività di recupero degli olii esausti. Situata in una zona in aperta campagna, lungo la strada provinciale fra Spessa e la frazione Sostegno, la società Rivol svolgeva fino all'inizio degli anni Ottanta un'attività di rigenerazione degli olii esausti. L'azienda fu dichiarata fallita nell'ottobre del 1983 dal tribunale di Bari. Da allora la lenta corrosione di serbatori e di strutture della raffineria avevano dato il via ad un progressivo ed inesorabile inquinamento di tutta l'area. Che, dopo non poche sorprese, aveva richiesto uno sforzo finanziario di oltre 24 miliardi di vecchie lire per la bonifica.