«Lo sport come regola di vita Per i giovani è una scuola»
BELGIOIOSO.La serata di venerdi ha confermato il legame forte che sempre più spesso sembra unire gli sportivi al mondo della solidarietà e dell'impegno sociale. Il legame fra sport e sociale non si esaurisce però nel 'prestare" l'immagine di una società o di un campione per organizzare attività promozionali o raccolte fondi. Come conferma Don Antonio Mazzi, al di là dei benefici legati al merchandising, lo sport praticato riveste un ruolo fondamentale anche negli articolati progetti educativi della Fondazione Exodus.
Don Mazzi, quanto è importante l'attività sportiva nell'organizzazione delle vostre comunità?
«Direi che è fondamentale, soprattutto per i ragazzi. Non a caso, nelle nostre strutture più innovative dedicate ai giovanissimi consideriamo lo sport un importante strumento educativo ed un ottimo canale di comunicazione, insieme alla musica e alle attività teatrali».
Tutti i tipi di sport sono adatti a diventare parte integrante delle vostre terapie?
«Tutte le attività sportive consentono di sviluppare e di modellare aspetti della personalità e, quindi, tutti gli sport possono essere educativi perché insegnano il rispetto delle regole e dell'avversario e spingono a dare il meglio di sé. In alcune occasioni è però opportuno fare delle distinzioni. Nelle nostre comunità, soprattutto con i più giovani, noi preferiamo praticare sport di squadra: al rispetto delle regole si affianca la necessità di collaborare, di pensare e di agire come gruppo e, in alcuni casi, di sacrificare i propri interessi per il bene della collettività. Quello che, in pratica, dovrebbe accadere nella società, nella vita di ogni giorno».
Com'è il rapporto con i campioni dello sport? Pare che i più noti finiscano sui giornali più per le loro peripezie amorose che per i loro cuori d'oro...
«Negli ultimi dieci anni sono cambiate molte cose e devo dire che mi sembrano cambiate in meglio. Sono sempre più numerosi gli sportivi che, dimostrando molta sensibilità, si dedicano ad attività sociali o di volontariato e questo è importante per diversi aspetti. Da un lato perché i campioni dello sport sono personaggi pubblici e, nel bene e nel male, sono considerati dai più giovani degli esempi da seguire; dall'altro perché, proprio grazie alla loro grande visibilità, possono fare davvero qualcosa di concreto per aiutare le associazioni che operano nel sociale».
C'è qualcuno che si è distinto per il suo impegno e per la sua collaborazione con la fondazione Exodus?
«Fortunatamente i nostri sostenitori sono parecchi. Tra i nostri amici ricordo Alessandro Altobelli, che ci è sempre vicino, ed il calciatore Adriano che è davvero bravissimo, ma anche il canoista Antonio Rossi, il ginnasta Yuri Chechi e la campionessa di Jesi Giovanna Trillini. In generale, sono tanti gli sportivi che si mettono 'in gioco" per aiutare il prossimo: pensiamo ad esempio a Francesco Totti che, con molta autoironia, è diventato il protagonista di due libri di barzellette, devolvendo l'intero ricavato della sua attività in beneficenza»,