«Si era allontanato con mia figlia»

PAVIA. I primi testimoni hanno sostanzialmente confermato la dinamica del tentato sequestro di persona. Anche se hanno avanzato qualche dubbio sulla lucidità del presunto sequestratore. Ieri mattina, davanti al giudice Michela Fenucci, si è aperto il processo nei confronti di Manole Vasile, il ventiseienne romeno accusato di aver cercato di rapire, in sella a una bicicletta, una bambina di quattro anni. L'udienza si è svolta a porte chiuse su richiesta della parte civile. Tra i testi sentiti ieri, la madre della piccola e un'amica che assistette all'episodio in viale Cremona.
Vasile è difeso dall'avvocato Bernardo Marino, mentre la parte offesa si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Raffaella Nofri. I fatti per i quali si procede risalgono al 20 marzo 2003. Quel giorno l'imputato incontrò la madre, che pare già conoscesse, ed entrò in un bar di viale Cremona con lei e con le sue due figlie, rispettivamente di quattro e due anni. Poi, secondo l'accusa, mentre la donna era distratta dalla figlia più piccina, usci dal locale con la bambina di quattro anni e tentò di allontanarsi dopo averla fatta salire sulla propria bicicletta.
Azione che non gli riusci per l'intervento della madre. Ieri mattina, dunque, è stata raccolta la deposizione della donna. Di fronte all'esame incrociato di accusa e difesa, la signora avrebbe sostanzialmente confermato i fatti cosi come furono ricostruiti dalla Procura. Avrebbe detto che, uscita dal locale, vide la bambina sulla bici dello straniero, a una decina di metri di distanza, e dopo un inseguimento durato non più di cinque metri, avrebbe bloccato il mezzo. Tanto la madre quanto una sua amica sarebbero state concordi nel riferire un dettaglio abbastanza curioso sul comportamento di Manole Vasile. L'uomo, secondo le testimoni, non avrebbe opposto alcuna resistenza e avrebbe avuto un'espressione piuttosto 'imbambolata", quasi come se fosse stato sotto l'effetto di alcol o droghe.
Al romeno viene contestata anche la resistenza a pubblico ufficiale perchè, rintracciato più tardi da una volante, avrebbe tentato con la forza di sottrarsi all'arresto. E' definitivamente sfumata l'ipotesi di atti di violenza sessuale (che infatti non sono stati contestati). Non solo perchè non ve ne sarebbe stato il tempo, quanto perchè lo hanno escluso accertamenti clinici.
Ma allora, perchè il romeno avrebbe tentato di mettere in atto un sequestro dalla dinamica piuttosto 'sgangherata"? L'imputato, subito dopo l'arresto, disse agli inquirenti che la mamma gli aveva chiesto di essere aiutata in quanto, oltre alle due bimbe, aveva alcune borse della spesa e sarebbe dovuta salire nella propria abitazione che si trova al secondo piano e non è servita da ascensore.
Ma quella versione, probabilmente, non potrà essere ribadita in udienza perchè il cittadino straniero, al momento, non si è ancora presentato in aula. Sul versante opposto, la madre e alcuni testimoni sostengono la dinamica del tentato sequestro. Spetterà al giudice valutare gli elementi di prova addotti dall'accusa e dalla difesa. La prossima udienza è stata fissata per il 22 settembre.
Ieri mattina la parte civile ha chiesto che si procedesse a porte chiuse, dato il coinvolgimento di un soggetto minore. Il giudice ha accolto la richiesta e l'istruttoria dibattimentale è stata riservata alle sole parti. Al termine dell'udienza, l'avvocato Nofri si è trincerata dietro il più assoluto riserbo, a tutela degli interessi della propria assistita. Il processo riprenderà a settembre con l'audizione di altri testimoni.