QUELLE FINTE DIMISSIONI


Ci sono molte cose brutte nelle dimissioni del ministro per le Riforme Calderoli. La prima è che, infischiandosene della Costituzione, il ministro ha annunciato di aver rimesso il suo mandato nelle mani del leader della Lega Umberto Bossi e del presidente del consiglio Berlusconi, che rispettando la legge fondamentale del nostro Paese dovrebbe salire al Quirinale e comunicarle al presidente Ciampi. La seconda cosa brutta è che il ministro accusa alcuni senatori assenteisti della sua stessa maggioranza di essere dei «sabotatori». Calderoli non fa i nomi e cognomi di questi sabotatori, anche se tutti sanno, o quanto meno intuiscono, che sotto accusa sono i senatori dell'Udc che non gradiscono quelle riforme. Ma anche questo assenteismo è di per sé una cosa brutta. Infatti sarebbe molto meglio se i senatori dissenzienti si assumessero la loro responsabilità di dirlo spiegando il dissenso. Questa forma di dissenso non giova alla Cdl, non giova all'Udc e non giova neppure al sistema politico italiano.
Paradossalmente, poi, consente alla Lega di apparire dura e pura, coerente con il programma sottoposto agli elettori nel 2001 e, come ha sottolineato volutamente Calderoli, impegnata seriamente a farlo approvare nella sua interezza. Cosicché è probabile che in sostanza sia la Lega a trarre vantaggio dai dissensi sussurrati i quali, di conseguenza, risulteranno anche controproducenti.
L'ultima cosa persino più brutta della riforma costituzionale è che le dimissioni di Calderoli rischiano purtroppo di essere finte. Servono soltanto a esercitare pressioni su Berlusconi affinché faccia valere il suo potere nei confronti degli alleati riottosi in particolare dei democristiani, più o meno ex. Tutti sanno che la Casa delle Libertà non può permettersi proprio adesso una crisi. Lo sa anche la Lega.

Gianfranco Pasquino