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ROMA.«Il programma? Berlusconi non ha realizzato un tubo di quegli impegni». Francecso Rutelli va giù duro e dopo lo show del presidente del Consiglio, che a Porta a Porta ha detto di aver rispettato il contratto con gli italiani sottoscritto proprio nel salotto di Vespa prima delle ultime elezioni politiche, non vuole nemmeno sentir parlare di promesse mantenute. Il leader della Margherita lo dice chiaro e tondo intervenendo alla trasmissione di Vespa. «E' stata una messa in scena con un messaggio che conteneva solo slogan» afferma Rutelli prima di elencare tutti i punti i punti del famoso contratto che a suo avviso non è stato rispettato. «Berlusconi ha mentito. Aveva detto che se quattro punti su cinque del suo contratto non fossero stati rispettati non si sarebbe ricandidato e, invece, ha fatto il contrario».
Seduto sulle poltroncine bianche, Rutelli ricorda che sul piano della sicurezza i reati «sono aumentati» e assicura che le opere pubbliche «non si stanno realizzando se non in misura minima». Ma l'affondo riguarda il fisco e su questo punto il leader centrista non fa sconti: «Le aliquote non sono affatto ridotte a due come diceva Berlusconi, il prelievo fiscale è diminuito di molto poco, ma sono aumentate le tariffe e in generale il costo della vita. La disoccupazione, infine, non è calata e non si arriverà mai al dimezzamento promesso dal premier». La conclusione cui giunge il leader della Margherita, per il quale la devolution è il vero «dazio» che il governo paga a Bossi, è tranciante: «Se questo fosse davvero un contratto, Berlusconi non dovrebbe più candidarsi come presidente del Consiglio».
Ma ad attaccare la politica economica del governo è tutta l'opposizione. A cominciare dal suo leader, che lancia il guanto di sfida al Cavaliere e promette di riportare l'Italia tra i Paesi che contanto. «Se non ne ha avuto abbastanza della prima sconfitta, io» dice Romano Prodi «accetto molto volentieri una seconda sfida. Sono sempre qua, conto di vincere ancora e mi fa molto piacere che cominci questa bella gara». Un concetto, quello della sfida, al quale si aggancia anche Piero Fassino che a nome della Quercia e di tutta l'opposizione dice di non temere: «Berlusconi dice di essere costrettoa candidarsi e noi siamo costretti a batterlo per rimandarlo a casa». Per il segretario della Quercia l'economia italiana è in una fase «stagnante» ed occore una politica industriale che accompagni le imprese.
Fassino parla a Reggio Calabria e davanti ai giornalisti che lo accerchiano fa capire che è giunto il momento di ricominciare a pensare ad un vero rilancio dell'economia. «Direi che tutti i dati confermano che questo governo, con la sua politica, prima di Tremonti e poi di Siniscalco, ha gelato l'economia italiana» dice il segretario dei Ds, per il quale è necessario cambiare completamente strada. «Il governo per quattro anni non ne è stato capace e dubito che lo possa fare soltanto nei prossimi mesi. E questo» conclude Fassino «deve preoccupare tutti perché rischiano le imprese e rischia l'economia». (g.r.)