Parte un colpo, muore un parà


ROMA.Un'altra bara tornerà da Nassiriya. Tornerà avvolta nel tricolore, accolta a Ciampino dal picchetto della Folgore e dai vertici delle Forze armate. Dentro, le spoglie di Salvatore Marracino, 28 anni, sergente dei parà, ultimo tributo italiano alla guerra americana in Iraq.
Il sergente Marracino è morto alle tre di ieri pomeriggio in un ospedale di Kuwait City. Troppo gravi le ferite riportate nell'incidente avvenuto in mattinata, durante un'esercitazione di tiro. A ucciderlo un colpo alla testa sparato dalla sua stessa arma. Un tragico incidente, secondo lo Stato Maggiore della Difesa ancora avaro di dettagli sulla vicenda.
La ricostruzione offerta dalle autorità militari parte dalle undici di ieri mattina, ora italiana. Il sottoufficiale Marracino, in forze al 185esimo reggimento parcadutisti della Brigata Folgore da venti giorni in Iraq, si trova all'interno del poligono «Garibaldi» di Nassyiria, dove si addestrano i militari italiani di Antica Babilonia. Addestramenti di routine, finalizzati al mantenimento delle capacità operative del contingente. Marracino è un soldato esperto che serve l'Esercito da otto anni, ora in un reparto d'elite, e che da volontario ha già conosciuto altri teatri di guerra come i Balcani e l'Afghanistan. Durante l'esercitazione però qualcosa va storto. Dall'arma imbracciata parte un colpo accidentale che gli trapassa la testa. Il sergente cade a terra, gravissimo. Un elicottero lo trasporta subito all'ospedale di Camp Mittica ma la ferita è troppo profonda, devastante l'emorragia. Si impone un trasferimento immediato in un ospedale più attrezzato, quello di Kuwait City. Invano. Marracino muore sotto i ferri alle due e mezza del pomeriggio.
Cosa sia accaduto è presto per dirlo. «Stiamo facendo tutti gli accertamenti necessari», ha commentato il portavoce di Antica Babilonia senza aggiungere altro. In silenzio, per ora, anche i vertici della Difesa. A fornire al Paese una prima versione dei fatti, il vicepresidente del consiglio Marco Follini. «Il sergente Marracino è morto tentando di risolvere un inceppamento della sua arma», dichiara Follini informando dell'incidente l'aula di Montecitorio. In attesa dei risultati dell'inchiesta, resta il dolore per il nuovo lutto, il ventiseiesimo dall'inizio, nell'estate del 2003, dell'avventura italiana in Iraq. Da allora, dicono le cifre, sono 21 ventuno i militari che hanno perso la vita in missione e cinque i civili; l'ultimo Nicola Calipari.
E in lutto cittadino, nel giorno dei funerali, sarà il paese di San Severo, nel foggiano. È qui che la famiglia di Salvatore, originario di San Giovanni Rotondo, abita da molti anni. E ieri, a casa Marracino, per tutto il giorno c'è stata una processione di amici e di parenti. «Siamo orgogliosi di lui - ha detto tra le lacrime il padre del sergente, Antonio - e non rimpiangiamo minimamente la scelta di vita che ha fatto, la sua decisione di onorare la patria arruolandosi nell'Esercito e svolgendo missioni di pace all'estero». Accanto ad Antonio, che in paese ha una piccola falegnameria, la moglie Gina, casalinga, e gli altri due figli, Massimiliano e Luca.

Natalia Andreani