Basta ai gol fantasma
ROMA. Un gol fantasma che potrebbe fare storia. Il gol negato a Pellissier, che avrebbe portato il Chievo i vantaggio sulla Juve, ha scatenato reazioni a catena e potrebbe spingere i vertici del calcio a cambiare le regole, fissando dei sensori nelle porte in modo da chiarire subito se la palla è entrata o no: «E' urgente che il calcio si doti almeno delle porte con i sensori elettronici - sostiene Paolo Casarin, ex designatore degli arbitri - e di un pallone con il microchip. Non c'è altro rimedio, perché un gol tolto è molto di più di un rigore negato». E se il guardialinee Papi ha trascorso una giornata d'inferno, ci sono autorevoli voci che invocano provvedimenti straordinari vista l'eccezionalità dell'errore. Il cardinale Fiorenzo Angelini chiede di «non omologare il risultato di Chievo-Juve o rigiocare la partita». Difende gli arbitri il presidente dell'Assolcalciatori Sergio Campana, l'allenatore del Chievo Mario Beretta dice di credere nella buona fede degli arbitri. Dal canto suo la Juventus tace.
La Juventus si tiene stretto il primato in campionato in coabitazione con il Milan con qualche imbarazzo, anche se non si ritiene colpevole di nulla. Certo l'episodio del gol fantasma di Verona non ha certo giovato alla distensione dei nervi a soli sette giorni dalla contestatissima nottata romana, ma più che mai in questo momento Capello e squadra fanno quadrato e la società oppone il silenzio. Il Milan non ha certo gradito le immagini, ma non le ha commentate direttamente («è eccessivo parlare di scandalo», ha detto Galliani), fatto apprezzato dai dirigenti bianconeri che vedono cosi rispettato un armistizio che durerà almeno fino a Milan-Juve dell'8 maggio. Non tace invece l'allenatore del Chievo Mario Beretta: «Se avessi dei dubbi sull'onestà degli arbitri, non avrei dovuto fare questo lavoro. Ma era semplice vedere che il pallone era entrato, quindi c'è stata disattenzione da parte della terna arbitrale. Ora dobbiamo pensare solo a lavorare per salvarci». Campana dice di capire gli arbitri, che quando scendono in campo non sono sereni, perché condizionati dall'esasperazione dell'ambiente: «Certe reazioni dei calciatori in campo non sono accettabili. Ma è illusorio pretendere che, in un ambiente dove non c'è cultura della sconfitta e civiltà, i calciatori si sottraggano a certe sollecitazioni dell'ambiente stesso. Qui tutti portano il loro contributo all'esasperazione generale, e ci sono condizionamenti perchè ormai l'opinione pubblica pensa che gli arbitri abbiano sempre un occhio di riguardo per le grandi. E' tutto esasperato». La soluzione? «O si cambia la cultura di questo calcio, oppure tutti i rimedi, compresi quelli delle nuove tecnologie, si riveleranno inutili». Non ha vissuto una bella giornata Stefano Papi, 39 anni, ragioniere commercialista con uno studio a Prato, che ha indotto l'arbitro all'errore. Bombardato di telefonate, assediato nella consolidata routine, mortificato nell'onorabilità di giacchetta nera in una carriera cominciata all'età di 17 anni dai tornei giovanili. Il segnalinee ha trascorso il suo lunedi terribile, nel suo studio di commercialista, chiamato a respingere i mass media con la motivazione che non è autorizzato a parlare. Ma si sa che lo hanno chiamato in tanti, tra questi anche Collina e Braschi, oltre a dirigenti della Figc. Compreso Bergamo in persona, confermandogli la fiducia. Papi ha arbitrato fino alla D, poi nel 1997 ha iniziato la carriera di guardialinee. Ha parlato Matteo Trefoloni, arbitro internazionale: «Una competizione tra 20 telecamere e due, quattro, al massimo sei occhi si concluderà sempre con la sconfitta dell'arbitro. Non so se ci sono mezzi che possono aiutare l'arbitro nelle sue scelte. Però sarebbe sbagliato se fossimo contrari a priori ad ogni evoluzione tecnologica».