Stasera Bregovic porta al Fraschini la sua Karmen gitana con lieto fine
PAVIA. Mescolare. È il verbo più coniugato da Goran Bregovic, passato dal rock puro ad un repertorio che unisce il pop a motivi classici, i violini tzigani alle tradizioni klezmer-rock, le atmosfere bizantine al folk balcanico, i fiati popolareschi ai suoni campionati, la cultura dell'est Europa all'estetica appresa più ad Occidente. Torna a dimostrarlo con la sua ultima creazione, 'Karmen", dove prende di petto l'opera di Bizet, per reinventarla e riadattarla in chiave gitana. Nessuna meraviglia, perché Bregovic da sempre esplora i territori musicali più diversi.
Qui la popolare figura di Merimée diventa Karmen, con la K, come vuole la sua origine serba, ed è protagonista di una tortuosa vicenda di amore, morte, superstizioni, sesso, denaro, corpo, mente, tradimenti, conferme e sorprese in bilico fra commedia, tragedia e visionarietà, raccontata in flash-back, le cui tinte melodrammatiche sono sottolineate con enfasi dai ritmi trascinanti di musica da cerimonia, da ballo, da lutto, colta, lirica, sinfonica, bosniaca, macedone, zingaresca, occidentale.
La protagonista è una giovane gitana, Natasa (cioè Karmen). Di lei, figlia del mercante di piume Slobodan, è innamorato Fuad, anch'egli gitano. Erano bambini, e ogni volta che lei passava in bicicletta davanti al suo portone, lui, ancora troppo piccolo e magro per la tromba, suonava per lei il suo xilofono. E allora lei gli rispondeva cantando una filastrocca impertinente: 'Pepiko, Pepiko, quando andremo in Mexico?".
Sono trascorsi molti anni. Fuad ora è un cantante e trombettista e si trova in Italia. Passa per una Stazione Centrale, e riconosce Natasa proprio dalla voce, quella voce che non era mai cambiata, quando aveva sei anni, quando ne aveva sedici. La giovane zingara canta ad un vecchio cane che gela con lei sul marciapiede. 'Il diavolo - scriverà Fuad al suo amico Aza - mi ha preso per mano e mi ha portato alla Stazione Centrale". L'ultima volta che Fuad l'aveva vista, a Belgrado, lei aveva quindici anni e faceva l'operaia in una fabbrica di tabacco. Ma, a sedici, già si prostituiva per Caucesku, il criminale rumeno che le aveva promesso di farla diventare una cantante.
Come nella 'Carmen" originaria, compare anche un poliziotto, Zoze, che per la gitana ha lasciato la sua donna, e la tragedia si svolge secondo la traccia narrativa dell'opera, costruendosi sul palco, su piani diversi, con il canto, la parola, il teatro, il cinema, la musica, la danza. Ma un giorno il musicista assiste a una rappresentazione della 'Carmen". 'Pare che sia - scrive ancora - l'unica opera zingara". Ma la finzione artistica non è migliore della realtà: anche qui il poliziotto ha ucciso la bella gitana. Allora Fuad decide di comporre un'opera per la donna che ama: una Karmen con una conclusione differente: 'Se noi zingari abbiamo una sola opera - queste le ultime righe della sua struggente lettera all'amico - allora che quell'unica possa avere un lieto fine. Possibilmente". E, cosi, ecco che stavolta c'è davvero l'happy end. Perché la 'vita è una valigia pesante" e la finzione è un 'treno dorato" che travolge e stravolge, e il dolore della vita si risolve in un gioco di colori e di musica, prima che le luci sul palcoscenico si spengano e il buio riavvolga la storia travagliata di un popolo maltrattato e violato. (f. cor.)
KARMEN di e con Goran Bregovic e la Wedding & Funeral Band. Oggi (ore 21) al Teatro Fraschini di Pavia.