Tessile, un settore che ora va protetto

Un Otto Marzo di lotta con in mano un rametto di mimose. La scelta di conciliare la festa della donna con lo sciopero generale del tessile-abbigliamento e calzaturiero va oltre l'ovvia simbologia di un settore manufatturiero dove la maggioranza degli occupati è di sesso femminile.
Oltre la solita retorica degli slogan sulla difesa del made in Italy, sulla competitività, sulla ricerca e innovazione, contro l'invasione di prodotti cinesi, non si può nascondere che l'attuale contesto europeo in cui si muovono le 177.000 aziende continentali con oltre 2 milioni di addetti, è ormai vicino al fallimento.
Adesso tutti si contendono il ruolo di difensori e promotori di iniziative di difesa del comparto e invocano politiche continentali di sostegno. Ma questo Otto Marzo non può e non deve fermarsi nel denunciare soltanto la crisi strutturale del comparto, ma deve indicare un percorso di lotta che deve culminare non a Roma, ma a Bruxelles, in un'iniziativa di protesta europea. Certe cose ormai le hanno comprese anche i lavoratori e le lavoratici, gli imprenditori, i sindacati, tutte le parti sociali incluse le istituzioni pubbliche.
Bisogna dire basta con le delocalizzazioni speculative alla ricerca affannosa del massimo profitto, in cui gli imprenditori si spingono senza nessuna remora dei risvolti sociali dei loro piani. Cominciamo a separare chi lo fa per mantenere aperta la propria attività e chi vuole solo speculare, per questo dobbiamo convincerci che il ruolo dello Stato non può essere solo di semplice osservatore, ma deve intervenire in prima persona.
A qualcuno potrà sembrare retorico e antistorico, da Paese comunista, ma rendiamoci conto che gli Usa, che rappresentano il modello più sfrenato del liberismo, in casa propria adottano politiche protezionistiche e di sostegno del manifatturiero molto accentuate. Per questo dobbiamo dire con forza che lo Stato deve dire con forza che le imprese devono investire in casa propria, addirittura incentivando chi lo fa, non aiutando chi delocalizza. Se uno slogan questo Otto Marzo dovrebbe avercelo sarebbe sicuramente «Più Stato per le imprese».
Un'ipocrisia? Ma forse basterebbe guardare alla Francia e agli Usa per capire che fare protezionismo non è cosi difficile.
Renzo ScinaldiPavia

Pavia, ma dove vivono
Piera Capitelli e Rondini?

Da candidato consigliere e comune cittadino, leggo l'intervista al candidato sindaco Piera Capitelli e stupisco: Pavia «non è una città in declino (...) non deve rinascere, deve ripartire». Strano. Vivo qui da sempre, prendo il treno tutti i giorni per andare a lavorare in un'altra città, ho amici che lottano con l'affitto e il lavoro precario. L'unico settore che dà occupazione è il pubblico, che certo non brilla per dinamismo.
Facendo un giro per i quartieri popolari si ascoltano storie di disoccupati, si vedono case da manutenere, famiglie impoverite. Il mercato immobiliare è in stallo, certo, ma fa sorridere sentir dire che costruire case a Pavia calmiererà i prezzi di vendita. Magari fosse cosi semplice.
Pari meraviglia destano le parole del candidato Giorgio Rondini che vuole salire a Palazzo Mezzabarba perché ci sono tante cose da fare, ma vi si dedicherà giusto il tempo necessario, perché è la qualità e non la quantità del tempo la misura dell'impegno di una buona amministrazione. Ma guarda: ho sempre pensato che per fare il sindaco a Pavia servisse conoscere non solo la città, tanto per farsi un'idea, ma i suoi cittadini; che «primo cittadino» volesse dire presenza costante al servizio dei concittadini, magari di persona e non per procura.
Però è giusto concedere il beneficio del dubbio. Se una mattina fossero liberi da impegni, potrebbero viaggiare per qualche giorno sul 7.38 o sull'8.01 per Milano e chiaccherare con qualche pendolare. Oppure fare un giro per i quartieri popolari, andando a trovare chi ci vive. Ci sono storie interessanti da ascoltare. Basta suonare il campanello.
Armando BaronePavia

Elezioni, la difficile
scelta dei candidati

Quasi ogni anno siamo chiamati alle urne per rinnovare a rotazione le varie amministrazioni. Anche se strano, mi affascinano le amministrazioni minori, quelle dei Comuni.
Il ruolo di consigliere comunale con la legge 267 del 18/8/2000 ha dimezzato l'importanza, la maggior parte dei poteri passa alla giunta. Ciò non toglie che resta il prestigio di questo ufficio e in tanti si contendono una volata febbrile per entrare in una lista.
Nella maggior parte dei casi il candidato sindaco sceglie tra le persone che operano ai vertici di istituzioni minori, da loro nominate, scartando chi, pur lavorando bene, è esterno ad ogni incarico. E' ingiusto e ingrato questo metodo: tanto varebbe, in una situazione del genere, indire un concorso.
Sergio BarbieriMontebello della Battaglia

Pavia, 6 proposte al nuovo
assessore all'Ambiente

Per il nuovo assessore all'ambiente del Comune di Pavia proponiamo alcune pratiche azioni da intraprendere per allinearsi con gli altri Comuni italiani e con le aspettative europee. Si tratta di azioni di buon senso e di facile applicabilità se sostenute dalla volontà politica.
Problema Pm10 e chiusura del traffico. I Pm10 vengono prodotti nel periodo invernale per l'80% dal riscaldamento e per il 20% dalle autovetture. Di questa percentuale quasi il 90% è provocato dai motori diesel mentre il 10% dalla benzina verde. I Pm10 si formano anche naturalmente nei territori a prevalenza agricola (pavese) e in caso di eruzioni vulcaniche.
Prima proposta: lavare le strade con l'acqua nei periodi più critici e spazzare le strade aspirandone le polveri. Queste operazioni si facevano negli Anni Settanta poi, perchè ritenute costose sebbene efficaci, sono state abbandonate.
Seconda proposta: rinnovare il parco dei mezzi pubblici sostituendoli non con quelli del gas, ma con quelli elettrici. Anche quelli a gas provocano danni all'ambiente.
Terza proposta: verificare annualmente le emissioni di tutti gli impianti di riscaldamento presenti sul territorio comunale sanzionando tutti i trasgressori a partire dagli enti (Comune, Provincia e Stato). Obbligo dalla sostituzione delle caldaie a gasolio e di far pulire le canne fumarie annualmente.
Quarta proposta: inserire l'obbligo del bollino blu sulle vetture circolanti per tutto l'anno sul territorio comunale.
Queste quattro proposte, se applicate preventivamente, permetterebbero di evitare le targhe alterne o i blocchi del traffico. Le giornate ecologiche tornerebbero ad essere un piacevole diversivo e non una sofferta imposizione.
Problema applicazione del trattato di Kyoto. Per ridurre le emissioni dei gas serra ed adeguarsi ai criteri previsti dal trattato di Kyoto, occorre ridurre i consumi, ma come farlo senza spegnere il riscaldamento?
Prima proposta: fare abbassare tutti i soffitti degli uffici e scuole comunali all'altezza di 2.50 metri con contro-soffittature isolanti.
Seconda proposta: richiedere la certificazione volontaria Iso 14000 a tutte le attività produttive presenti sul territorio comunale.
Restiamo a disposizione per chiarimenti, suggerimenti e futuri dibattiti sull'argomento.
Giacomo Saglio e Marco Podinisegretaria provinciale di Ambiente e/è Vita di Pavia