La truffa dei biglietti «riciclati»
PAVIA. 'Riciclava" i biglietti usati e se li faceva rimborsare da Trenitalia. Maurizio Ordura Di Pinto, 36 anni, domiciliato a Genova è stato condannato a 10 mesi e 400 euro di multa per truffa e falsificazione di biglietti di pubbliche imprese di trasporto. La sentenza è di ieri mattina.
Il fascicolo approdato ieri davanti al giudice Mario Vocino avrebbe potuto costituire l'episodio di una vecchia commedia all'italiana. Stando alla querela presentata da Trenitalia, e al capo d'imputazione, Ordura Di Pinto era imputato insieme ad altre 21 persone, perchè «occludendo il foro di controllo apposto a bordo del treno dal personale di Trenitalia alterava (o faceva alterare) i biglietti» per chiederne il rimborso. Ma come si occlude il foro? La questione è importante e merita qualche riga di spiegazione.
A quanto pare il punzone a forma quadrata utilizzato dal bigliettaio taglia il piccolo 'coriandolo" di cartoncino soltanto su tre lati. Agli ingegnosi personaggi, dunque, era sufficiente riposizionare il quadratino nella sua finestrella, facendo leva sul quarto lato ancora integro, e poi passare il biglietto con il ferro da stiro. Il risultato, a quanto pare, non era da manuale della truffa, ma poteva trarre in inganno i verificatori meno attenti. Nel caso di Ordura Di Pinto, ad esempio, non ha funzionato sei volte nel 2001: il 26 marzo per la tratta Roma-Bari, il 7 aprile per i viaggi Firenze-Roma e Napoli-Roma, il 26 aprile Bari-Cassino e Bari-Roma, il 28 aprile Milano-Napoli e Milano-Roma, il 1º dicembre Bologna-Salerno, il 3 dicembre Milano-Roma e ritorno. In tutti questi casi il trucco non ha funzionato perchè è stato smascherato dai funzionari di Trenitalia.
Non è dato sapere se sia stato applicato in altre occasioni e con quali esiti.
Certo è che, con il biglietto che aveva riacquistato la propria 'verginità", gli imputati si presentavano alle biglietterie di varie stazioni ferroviarie e ottenevano il rimborso (pratica che è consentita dalla legge se non è trascorso un certo lasso di tempo dalla vendita). Maurizio Ordura Di Pinto lo fece a Pavia, in tutti i casi sopra elencati, e alla Procura della Repubblica di Pavia venne denunciato.
Al processo, ieri mattina, l'imputato era contumace ed era difeso dall'avvocato Giorgio Rusconi. Pubblico ministero era la dottoressa Maria Vittoria Paiano e la sua richiesta è stata la condanna dell'imputato a un anno di reclusione e 500 euro di multa.
Il giudice, Mario Vocino, ha riconosciuto all'imputato il vincolo della continuazione tra le due contestazioni (la truffa e la falsificazione di biglietti) e le attenuanti generiche. Sulla base di tutto ciò ha condannato Ordura Di Pinto a 10 mesi di reclusione e 400 euro di multa con la sospensione condizionale della pena.