E' morto per proteggere Giuliana dal fuoco amico
ROMA. Una beffa atroce. Una notizia che ha gelato di colpo la gioia e festeggiamenti per la liberazione di Giuliana Sgrena. Un altro italiano è morto in Iraq, e nel modo più assurdo, sotto il «fuoco amico» degli americani. E' successo quando soldati Usa hanno aperto il fuoco contro l'auto che trasportava la Sgrena verso l'aeroporto di Baghdad. Un funzionario del Sismi, Nicola Calipari, ha fatto scudo con il suo corpo alla Sgrena, ed è rimasto ucciso. La stessa giornalista e altri due agenti del Sismi sono rimasti feriti. Uno dei due, colpito al polmone, è grave.
«C'è poco da dire - ha commentato attonito Pier Scolari, il compagno della Sgrena - Giuliana è stata quasi ammazzata dagli americani».
A riferire l'incredibile notizia per primo è stato il direttore del «Manifesto», sconvolto ed amareggiato.
«Nicola Calipari è la persona che dobbiamo ringraziare di più per la liberazione di Giuliana - ha detto - è una persona che abbiamo imparato ad apprezzare in questi giorni. Purtroppo - ha aggiunto - è stato ucciso da pallottole americane».
Subito dopo la notizia è stata confermata in una conferenza stampa da Silvio Berlusconi che ha anche reso noto di aver convocato l'ambasciatore americano per chiarimenti: «Qualcuno - ha detto il presidente del Consiglio - dovrà assumersi le responsabilità».
Secondo la prima ricostruzione, tre agenti dei servizi segreti italiani avevano preso in consegna la Sgrena, liberata dai suoi rapitori senza alcun blitz, ed erano giunti in auto in prossimità dell'aeroporto.
Ad un check point, un autoblindo americano, forse giudicando che il convoglio di cui faceva parte l'auto con la Sgrena a bordo si era avvicinato troppo, ha aperto improvvisamente il fuoco.
Nicola Calipari aveva 50 anni, era originario di Reggio Calabria, sposato e padre di due figli, una ragazza di 19 anni e un ragazzo di 13. Solo da un anno era passato al Sismi, dopo oltre vent'anni nella Polizia di Stato, prima come capo della squadra mobile di Cosenza, poi nella Questura di Roma, dove aveva diretto l'ufficio immigrazione, quindi come dirigente della Criminalpol e poi dello Sco.
Nel Sismi era capo delle operazioni all'estero e come tale aveva condotto felicemente anche la trattativa per la liberazione delle due Simone. «Il mio obiettivo è solo uno - aveva confidato ad un amico pochi giorni fa - riportare a casa Giuliana Sgrena».
Mano a mano che la notizia si è diffusa, i commenti hanno ovviamente virato dall'entusiasmo all'amarezza.
Il primo a rammaricarsi per la morte dell'agente italiano è stato Carlo Azeglio Ciampi, esprimendo l'ammirazione «per il coraggio e l'abnegazione». Anche Romano Prodi ha espresso il suo dolore per la morte di Calipari, sottolineandone il sacrificio. Poco dopo è sceso nella sala stampa di Palazzo Chigi anche Silvio Berlusconi per confermare e chiarire la vicenda.
Il presidente del Consiglio ha prima ricostruito la liberazione di Giuliana Sgrena.
«Appena è stata portata a termine l'operazione da parte dei nostri uomini - ha rivelato - una volta che è stata fatta salire su una nostra auto, la signora ha parlato al telefono con Palazzo Chigi: le sue prime parole sono state 'Vittoria, vittoria, grazie"».
Subito dopo Berlusconi ha però dovuto ricostruire l'incidente vicino all'aeroporto. «Alcuni colpi hanno colpito la macchina. Un uomo è stato colpito da una pallottola mortale. Siamo rimasti impietriti quando siamo stati raggiunti dalla telefonata che ci ha informato di questa casualità. Siamo rimasti al telefono attoniti».
Berlusconi ha sottolineato come Calipari abbia «coperto con il proprio corpo» Giuliana Sgrena, ma anche confermato che aveva trattato in passato con «il terrorismo». Ha quindi reso noto di aver convocato l'ambasciatore Usa che, ha detto, «dovrà chiarire il comportamento dei militari americani. Per un incidente cosi grave qualcuno dovrà assumersi le responsabilità».