La grande lezione di don Luigi Giussani

Mentre ero, assieme alla mia famiglia, a dare l'estremo saluto a mons. Luigi Giussani, unito a migliaia di persone che pregavano composte nonostante l'inclemenza del tempo, mi ritornava alla mente tutta la mia esperienza di vita con la compagnia di Comunione e Liberazione.
L'incontro con il movimento ha portato con sé la riscoperta che la felicità consiste nell'aderire alla Verità, Gesù Cristo incarnato, morto e risorto e alla sua Chiesa.
Don Giussani ci ha fatto scoprire la ragionevolezza della Fede innanzitutto ridestando in noi le domande fondamentali riguardo alla vita e al destino, quindi guidandoci alla profonda ricerca delle ragioni del Cristianesimo e della Chiesa come risposta esaustiva e sovrabbondante a tali interrogativi.
Ci ha insegnato a rifuggire dal pregiudizio: se si vuole capire una realtà, bisogna conoscerla ed esaminarla da vicino.
Ci ha educato alla bellezza in tutte le sue sfaccettature, nel campo letterario, musicale e artistico.
Ci ha insegnato ad appassionarci ad ogni aspetto della vita nel suo insieme e della nostra stessa vita quotidiana, niente della quale va recepito come povero e insignificante.
La vita di ogni giorno, sostenuta da una compagnia di amici «guidata al Destino», ha via via acquisito più sapore, conforto, bellezza.
In questo contesto si inserisce anche l'esperienza delle vacanze («caparra di Paradiso» le definiva). Di solito una settimana attesa e indimenticabile, preparata con amore e attenzione per tutti coloro che vi partecipavano lietamente (famiglie, giovani, nonni, nipoti...).
Tanti hanno conosciuto il movimento cosi.
E poi il Meeting di Rimini: un tuffo appassionato nel mondo, nel tempo e nella vita dell'uomo. Il Meeting per l'amicizia tra i popoli.
Il Cristianesimo, ci ripeteva don Giussani, non è una dottrina, ma un incontro, un avvenimento che continua e viene comunicato nel tempo.
Lui, nato da una famiglia povera, ma ricca di attenzione e di amore all'altro, ci ha incitato ad impegnarci in opere che andassero incontro ai bisogni emergenti, valorizzando il principio di sussidiarietà, che prevede l'arretramento dello Stato là dove la società può farcela da sola.
Sono cosi sorte cooperative librarie (per aiutare gli studenti), centri di solidarietà (per aiutare i giovani e in genere i disoccupati a cercare lavoro), una miriade di piccole e medie imprese, iniziative per aiutare popolazioni che non hanno nulla da offrire se non la loro povertà (A.V.S.I).
Sempre lui ci ha educati a non «stare fermi», pur rispettando sempre la nostra libertà.
E vorrei augurare a tutti di poter fare questa esperienza. Cambia la vita. In meglio, perché non è più solo nelle nostre mani.
Sandro AssanelliPavia
Coraggio, facciamo
un Otto Marzo diverso

Sono la coordinatrice del circolo culturale «Donne Più» di Molino dei Torti, circolo nato dall'esigenza di alcune donne del paese di stare insieme e rendersi disponibili alle esigenze delle persone della zona meno fortunate di noi. Con l'avvicinarsi dell'8 marzo intendo ricordare alla società, ai mass media e a tutti che «le donne esistono, partecipano, aiutano, coordinano, danno la vita (con l'aiuto dell'uomo)», ma troppo spesso sono incomprese, maltrattate, proprio all'interno del proprio nucleo familiare, luogo dove la donna dovrebbe essere colonna portante della famiglia.
Non parliamo del ruolo nella società dove ancora oggi alcune cariche sono esclusive del sesso maschile, nonostante le donne sono spesse volte migliori nel guidare società ed aziende. Quante imprese in rosa hanno dato e danno ottimi risultati.
Noi come circolo siamo impegnate nel sociale con adozioni a distanza, aiuti materiali a casi disagiati, con tombole, lotterie e spettacoli teatrali fatti esclusivamente a scopo benefico.
Del resto, il nome «Donne Più» la dice lunga (più volte frainteso nel nostro piccolo paese), sta ad indicare il nostro intento a fare sempre «di più» per il prossimo in difficoltà.
Siamo tutte donne impegnate in altre attività lavorative, madri, mogli, con figli a carico e famiglia da portare avanti, ma niente al mondo ci toglie dalla voglia di dare tempo per gli altri.
Vorremmo che questo 8 marzo fosse diverso, non un augurio, ma un appello: «Donne di ogni spazio e luogo, date 10 minuti del vostro tempo, oppure mettetelo da parte per fare una buona azione. Provateci... vedrete con che entusiasmo quel tempo donato vi ricambierà». E alla fine dell'anno quel modo di donare vi darà un interesse quintuplicato, perchè il vostro cuore batterà, con ritmo diverso, di gioia per quel poco che avete fatto.
Allora, coraggio per un 8 marzo diverso: insieme con grande soddisfazione.
Adesso parlo per me stessa: donare mi dà gioia più che ricevere, quando faccio qualcosa anche di piccolo sto bene dentro, con me stessa insomma sono felice.
Maria Rosa GorraniMolino dei Torti

Molto bene l'assistenza
all'ospedale di Mede

Tempo fa sono stata ricoverata presso l'ospedale di Mede per una, piuttosto seria, malattia cardiaca. Da quando riuscivo a capire dovevo avere il cuore a catafascio.
Devo dire che, malgrado il piccolo ospedale di provincia, dove tutto diventa difficile per i pochi mezzi a disposizione, esiste una cosa meravigliosa: l'amore per l'ammalato, quel sorriso semplice che non costa niente, ma che è la terapia più sensibile per cui l'ammalato si sente ancora parte della vita stessa.
Pochi giorni prima di essere dimessa, il dottor Cei, alle cui cure ero stata affidata, mi disse: «Non ringrazi noi, ma quel Dio che, se non ci dava una mano, certamente noi non saremmo stati capaci di fare niente». Dio l'ha presa per mano, dottor Cei, è vero, ma Dio prende per mano e guida per i sentieri del destino gli uomini di buona volontà. Un vivissimo grazie, dunque, al dottor Cei e a tutta la sua équipe, al dottor Giusto e a tutti i medici di cui non conosco i nomi, a tutto il personale paramedico, grazie di vero cuore e Dio benedica tutti voi.
E benedica anche il personale della Cittadella Sociale di Pieve del Cairo, cui è stata affidata la parte di convalescenza. Non potrò mai dimenticare la dottoressa Bucciarelli, che, con il suo spirito di amore e di carità, mi ha ritornata alla vita. Grazie, dottoressa, e grazie all'ingegner Arduino, che ha voluto ospitarmi nella sua meravigliosa clinica. Grazie ancora di cuore a tutti.
Ettorina Sampietro Provini,Valle Lomellina

San Martino, sempre i bus
con il motore acceso

Bene ha fatto il signor Enrico Lombardi di Pavia che nella sua lettera alla Provincia Pavese di domenica 20 febbraio ha evidenziato che i pullman o bus della Line, quando sono fermi ai capolinea, non tengono il motore acceso e quindi inquinano.
Anche noi abitanti di via Piemonte a San Martino, dove esiste il capolinea della linea 1/A, 1/B, 1/C e 1/D, siamo molto disturbati sia per l'inquinamento ambientale che per quello acustico. Il primo bus 1/D deve partire alle ore 5,18. Non trovando traffico, arriva in via Piemonte sempre in anticipo e non spegne il motore fino alla partenza. Subito dopo arrivano altri due bus che si mettono in coda sempre tenendo acceso il motore.
Ci siamo rivolti al nostro sindaco di San Martino il quale molto cortesemente ha telefonato ai dirigenti della Line segnalando le nostre lamentele. Come mai, ci chiediamo, gli autisti non obbediscono e continuano a non rispettare il regolamento ben preciso di spegnere il motore durante le soste?
Luciano GrassiSan Martino Siccomario

Redavalle, i cacciatori
ringraziano la Provincia

La presente per ringraziare il Settore Faunistico Ambientale della Provincia di Pavia per aver consentito al gentilissimo signor Carlissi, del corpo dei vigili provinciali addetti alla vigilanza venatoria, di partecipare all'incontro avvenuto nella serata di sabato 12 febbraio presso il circolo cacciatori uniti di Redavalle.
Tale incontro è stato, da noi di Redavalle, richiesto a chiarimento delle disposizioni venatorie e per conoscere i comportamenti da tenere nelle molteplici situazioni che accadono cacciando. Il signor Carlissi è stato chiaro e preciso nel rispondere ai quesiti preventivamente da noi esposti fornendoci copie delle leggi e regolamenti riguardanti i casi specifici.
Ha avuto la gentilezza di ascoltare con interesse alcuni particolari fatti a noi capitati nell'esercizio della caccia e ci ha fornito dei suggerimenti.
Ci ha informati che anche lui ha condiviso la nostra passione e che quindi conosce per esperienza diretta il mondo venatorio.
E' stata un'esperienza molto positiva. Ci ha permesso di vedere sotto una luce diversa gli agenti venatori della Provincia i quali non sono nostri nemici, ma altresi collaboratori che, con il loro lavoro, unitamente ai cacciatori sportivi, cercano di migliorare l'attività venatoria.
La serata è volata via in modo piacevole e credo che tutti i partecipanti si siano arricchiti di conoscenze utili.
Ci siamo salutati con l'augurio di ritrovarci ancora. Sperando che altre comunità di cacciatori vogliano seguire il nostro esempio, rinnoviamo i nostri ringraziamenti alla Amministrazione provinciale ed al signor Carlissi, che l'ha rappresentata, per la disponibilità, la cordialità e competenza evidenziate.
Pietro Brandoliniportavoce del circolo cacciatori di Redavalle

Basta con la guerra
ricordando Papa Pacelli

Nel 1939, se ben ricordo, prima di quel fatidico 10 giugno 1940, il Papa Pio XII pronunciò una frase piena di concetto: con la guerra tutto è da perdere, con la pace tutto è da guadagnare.
Erano le parole del «Dolce Cristo in Terra» e non vennero ascoltate nè dal re, nè da Mussolini che, peraltro, aveva fatto per gli italiani e precisamente per il bene di essi, grandi concrete cose come le assicurazioni sociali.
George W. Bush e Tony Blair hanno la costituzione rispettivamente americana e inglese e non mi interessa affatto di conoscerle. Ma i nostri responsabili sanno che c'è una Costituzione della Repubblica italiana che aborra le guerre.
Con la carneficina di Hilla il «bisogna tener duro» di Gianfranco Fini spero, che un giorno non lontano, non sia più, per l'intelligente uomo politico italiano, un credo assoluto.
E ancora 125 morti e un centinauio di feriti in Iraq a causa di una guerra... che sembra non finire mai.
Giovanni CavallottiPavia