Strage con autobomba a Hilla: 125 morti
BAGHDAD. Cataste di corpi senza vita, bancarelle bruciate, volontari che raccoglievano brandelli di cadaveri nelle cassette delle mercanzie. L'attentato più sanguinoso dalla caduta del regime di Saddam Hussein è andato in scena ieri mattina a Hilla, un centinaio di chilometri a sud di Baghdad. Un terrorista kamimaze alla guida di un'autobomba si è fatto esplodere in mezzo alla folla che faceva la fila per un lavoro o si aggirava tra le bancarelle del mercato. Ed è stata una carneficina: sarebbero almeno 125 i morti, tutti civili e circa 150 i feriti, molti in condizioni disperate.
Ancora strette al volante dell'autobomba, una Mitsubishi carbonizzata, sono state trovate le mani mozzate del kamikaze e sul sedile una copia del Corano. La dinamica dell'attentato che ha devastato il cuore della città sciita, capoluogo della provincia di Babilonia, non è però ancora chiara: secondo alcuni testimoni pochi attimi primi dell'esplosione, dall'auto sarebbe sceso un uomo che ha salutato il conducente. Le vittime sono in gran parte giovani, bambini e disoccupati che erano in fila a un centro sanitario per sottoporsi a una visita medica di idoneità, richiesta nel pubblico impiego cosi come nei corpi delle forze di sicurezza. Tra loro molte donne e ex funzionari del regime di Saddam. Nella zona c'è anche un affollato mercato oltre a bancarelle di venditori ambulanti che sono stati investiti in pieno dall'esplosione.
Tantissimi i feriti in condizioni disperate. «Abbiamo fatto un appello alla popolazione perchè doni il sangue - ha riferito il responsabile della autorità sanitarie di Hilla - ma il bilancio delle vittime è destinato ad aggravarsi». Negli ospedali sono state accelerate le dimissioni di molti degenti, dalle città vicine sono arrivati una trentina di medici e la Mezzaluna Rossa ha inviato aiuti da Baghdad.
La cronaca delle stragi compiute dalla guerriglia fa risalire al 2 marzo 2004 il giorno più sanguinoso dall'aprile 2003 con una serie di attentati simultanei a Baghdad e Kerbala che provocarono oltre 180 morti. Proprio ieri in un'intervista al Wall Street Journal il premier iracheno ad interim, Iyad Allawi aveva dichiarato che il governo non può ancora fare a meno delle forze americane per contenere le violenze. Ed è sempre di ieri la pubblicazione su un sito internet integralista di un messaggio attribuito al «vice» di Al Zarkawi in cui esorta i mujaheddin a proseguire la «guerra santa» contro «i crociati e i loro agenti» in Iraq.
Il segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, ha condannato l'attentato definendolo una «violazione flagrante della legge umanitaria internazionale». Condanna anche dall'Unione Europea con Javier Solana che si è appellato «alla neo eletta assemblea transitoria affinchè lavori verso un ampio governo di transizione». Per il ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini l'attentato è la «conferma della necessità di continuare a tenere alta la guardia» e del fatto che «se si dovessero ritirare le forze internazionali il paese precipiterebbe in una situazione di assoluto disastro». (m.v.)